Frontalieri, ancora confusione: sono 600
i lavoratori in bilico tra “prima” e “dopo”

L’accordo fiscale italo-svizzero del 30 giugno dello scorso anno e la tassa sulla salute sono stati al centro di due assemblee pubbliche organizzate da Cgil, Cisl e Uil a Tirano, venerdì sera, e a Chiavenna, ieri mattina

L’accordo fiscale italo-svizzero del 30 giugno dello scorso anno e la tassa sulla salute dei frontalieri sono stati al centro di due assemblee pubbliche organizzate da Cgil, Cisl e Uil a Tirano, venerdì sera, e a Chiavenna, ieri mattina. Gremite le sale di Credit Agricole che le hanno ospitate e che hanno visto la presenza, a Tirano, del sindaco Franco Spada, al fianco di quasi 400 frontalieri che raggiungono la Svizzera dal solo capoluogo abduano ogni giorno, mentre a Chiavenna, Luca Della Bitta, sindaco del posto, non ha potuto intervenire per impegni precedentemente assunti. Era presente, per Samolaco, il consigliere comunale Dario Zuccoli, che è pure lavoratore frontaliere.

Come tutti i 5mila lavoratori frontalieri della nostra provincia, dei quali 600 gravitanti sul Canton Ticino, preoccupato per lo stato di cose venutosi a creare e per la confusione che regna sovrana, in quanto si tratta di capire chi rientra fra i “vecchi frontalieri”, che continuano ad essere tassati in Svizzera, al 100%, come è sempre accaduto dal 1974 fino al 17 luglio dello scorso anno, e chi rientra fra i “nuovi frontalieri”, perché divenuti tali dopo il 17 luglio 2023 e che verranno tassati alla fonte all’80%, per versare, poi, il restante 20% delle tasse in Italia.

I rappresentanti sindacali dei frontalieri di Cgil, Giuseppe Augurusa, Cisl, Marco Contessa, e Uil, Raimondo Pancrazio, ce l’hanno messa tutta per dissipare i molteplici dubbi insorti fra i lavoratori frontalieri, che hanno posto molte domande, ma la situazione resta fluida, difficile, contorta «sia perché le autorità dei Cantoni Ticino, Grigione e Vallese - hanno detto i sindacalisti - stanno stilando, per proprio conto, liste di Comuni da ritenersi nella fascia di confine entro la quale vige il nuovo accordo fiscale, sia perché il Governo ci mette lo zampino, nel complicare la situazione, avallando questo comportamento». Sapere quali sono i Comuni di confine, situati entro i 20 chilometri dal medesimo, in cui si applica l’accordo fiscale, è importante, perché ne va dello status di nuovo o vecchio frontaliere.

«Noi ci stiamo battendo perché l’unica lista di Comuni da considerare, ben 518, un centinaio in più di quelli considerati dal 1974 fino all’entrata in vigore dell’accordo bilaterale del 30 giugno dello scorso anno - hanno detto i sindacalisti - sia quella stilata il 22 dicembre scorso dalle autorità fiscali italiane e svizzere riunite. Invece, il 27 febbraio, il ministro dell’Economia, in seguito ad un’interrogazione parlamentare ha precisato che vanno considerate anche le liste dei singoli Cantoni che continuano a togliere e ad inserire Comuni con criteri propri. Non è accettabile». Al punto che “ballano” qualcosa come 600 frontalieri della provincia di Sondrio che, in quanto in servizio in Ticino, non sono più considerati come vecchi, ma nuovi frontalieri, e non ci capiscono più niente.

I sindacalisti hanno ribadito anche che rispetto al tassato in Italia «verrà prevista una franchigia di 10mila euro - hanno detto -, non verranno computati i contributi sociali e gli assegni famigliari, anche se pure sull’assegno unico non c’è chiarezza, perché l’Inps non sta facendo pervenire la documentazione ai colleghi svizzeri tant’è che ci sono ancora lavoratori che non percepiscono l’assegno dovuto».

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