Scontro di gioco: assolto dall’accusa di aver rotto la tibia all’avversario

Scagionato il vicesindaco di Castello Brianza. L’episodio risale al 2021

Assolto dall’accusa di aver volontariamente rotto la tibia a un avversario durante una partita di calcio. Questa la sentenza pronunciata ieri mattina dal giudice Paolo Salvatore nei confronti di Mario Pirovano, 40 anni, vicesindaco di Castello Brianza, al termine del procedimento nel quale era accusato di lesioni aggravate.

Al centro del processo, quanto avvenuto al minuto venti della partita fra la Polisportiva Castello di Brianza e la Polisportiva 2001 di Maggianico, il 9 ottobre 2021, prima giornata del campionato provinciale Csi, categoria Eccellenza, calcio a 11.

Su un contropiede della squadra ospite, il Castello, Pirovano si è scontrato con il portiere avversario, Enrico Rosa, 23 anni di Calolzio.

Quest’ultimo si è rotto la tibia: è stato soccorso in codice rosso, operato d’urgenza, con 120 punti di sutura e 15 viti. Rosa aveva quindi deciso di presentare denuncia in quanto riteneva si fosse trattato di un gesto volontario. I suoi compagni di squadra, chiamati a testimoniare, hanno riferito di uno scontro evitabile, avvenuto diversi istanti dopo che il pallone era stato già allontanato dal portiere.

«La squadra avversaria stava provando a ripartire – aveva spiegato Rosa - Io ero in netto anticipo rispetto al loro attaccante: sono uscito qualche metro fuori dall’area di rigore e ho effettuato un passaggio di una ventina di metri a un mio compagno. Pirovano mi ha colpito quando ormai il pallone era già giunto a destinazione, cioè tre secondi dopo che avevo completato il passaggio».

L’attaccante del Castello ha invece riferito una ricostruzione differente, con un arrivo contestuale sul pallone, affermando di aver toccato a sua volta la palla nel tentativo di anticipare l’estremo difensore.

«Sono intervenuto per prendere la palla. – aveva detto nella sua deposizione - La mia intenzione era quella di anticipare il portiere. Invece siamo arrivati insieme sul pallone. Nel contrasto sono caduto anche io. Se sono arrivato in ritardo è stata questione di una frazione di secondo, quando c’è stato il contrasto la palla era ancora nella prossimità del portiere, non è vero che era lontana».

I testi della difesa, compagni di Pirovano e il suo vice allenatore, hanno raccontato di un pallone conteso fra due giocatori che arrivavano in velocità a contrasto, fuori dall’area di rigore, non sapendo dire con certezza chi avesse colpito per primo la palla.

La Procura, nella sua requisitoria, ha chiesto 3 mesi d’arresto, mentre gli avvocati difensori Michele Cervati e Laura Redaelli l’assoluzione.

I legali hanno puntato, fra le altre argomentazioni, sul fatto che scendendo in campo per una partita si compie un’accettazione del rischio, fattispecie che vale per tutte le attività sportive che prevedono contatto fisico, senza che esso costituisca un illecito.

La parte civile, costituitasi tramite l’avvocato Laura Lodato, aveva chiesto la condanna.

Il giudice ha assolto con la formula che il fatto non costituisce reato, seppur ai sensi del secondo comma, quindi in mancanza di prove certe, essendovi testimonianze divergenti e l’assenza di filmati della partita.

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