Consonni: «Vogliono espellermi? È inutile, ho già lasciato la Lega»

Ballabio La consigliera replica a Butti che aveva ventilato un procedimento interno contro di lei. «Salvini o altri non hanno inciso sulle scelte che ho preso. La mia militanza leghista è chiusa»

Consonni: «Vogliono espellermi? È inutile, ho già lasciato la Lega»
Il municipio di Ballabio al centro di un caso che sembra infinito

«Una scelta dolorosa, ma inevitabile: non sono più iscritta alla Lega». Alessandra Consonni dice chiaro e tondo di aver tagliato il cordone ombelicale con il partito a cui è legata da anni. E quindi risponde al segretario provinciale del Carroccio Daniele Butti, che nei giorni scorsi ha parlato del procedimento interno nei confronti dell’ex sindaco di Ballabio.

La decisione

«Lui rimanda al dopo elezioni il mio destino politico nel movimento di Salvini, ovvero gli eventuali provvedimenti che possono essere adottati in seguito alla mia opposizione, e poi astensione, sul bilancio comunale, conseguente al dissenso per la scelta del sindaco Giovanni Bruno Bussola di votarsi l’aumento di mille euro lordi al mese - afferma Consonni - Ebbene, Butti può fare a meno di consultare la sfera di cristallo, perché al mio futuro leghista manca un tassello fondamentale: la mia stessa appartenenza al movimento. La sottoscritta, infatti, non ha più rinnovato l’iscrizione alla Lega». Sicuramente non è stata una decisione facile per l’amministratrice, nel partito da più di vent’anni e ha pesato molto la conferenza indetta da Bussola, sul possibile ampliamento della ditta Combi Arialdo sul pratone del Barech, a cui hanno partecipato i vertici leghisti provinciali, dando ampio sostegno al primo cittadino, di fatto screditando l’operato di Consonni che aveva aperto la crisi di giunta.

«Si è trattata di una scelta dolorosa, ma di cui non mi pento, perché ancor più mi ha rattristato lo spettacolo offerto dai vertici locali del Carroccio in relazione alla vicenda Barech - chiarisce Consonni - dopo aver fatto il sindaco anche durante il periodo critico del primo lockdown senza particolari interessamenti “dall’alto”, mi sono chiesta se era possibile vedere arrivare sotto la Grignetta uno stuolo di parlamentari, consiglieri regionali e provinciali, dirigenti di partito per sostenere la realizzazione di una fabbrica in un pascolo, mentre assessori e capogruppo che invocavano inutilmente trasparenza venivano silurati da Bussola».

La politica

Consonni è categorica: «La mia militanza leghista si chiude qui e, per inciso, nessuna parte ha avuto o potrebbe avere Salvini o chiunque altro nelle scelte che ho compiuto e compio solo interpellando la mia coscienza, magari sbagliando qualcosa ma cercando di essere all’altezza dei propositi di correttezza, disinteresse personale e altruismo che dovrebbero animare la passione politica, almeno in chi si prefigge di portare una ventata nuova, di chi ha l’ambizione di realizzare la sua piccola rivoluzione. Al giorno d’oggi forse tutto ciò suona strano, ma senza questa “stranezza” resto dell’idea che di “far politica” per me non ne varrebbe la pena».

© RIPRODUZIONE RISERVATA