Una pietra d’inciampo a Montagna in memoria del deportato Lavelli

Una pietra d’inciampo, la prima a Montagna, in memoria di Alessandro Lavelli, originario di Lecco, deportato nei campi di sterminio nazisti e deceduto in Germania nel corso della seconda guerra mondiale.

Una proposta, questa, avanzata al Comune dalla famiglia, dalla pronipote Isabella, che la giunta ha accolto immediatamente, come dimostra la recente delibera: «Un’iniziativa che sosteniamo e condividiamo molto volentieri» ha spiegato il sindaco Barbara Baldini, che conosce bene la famiglia, che viene spesso a Montagna, in località Castaldo, dove ha una seconda casa e dove, ad iter concluso, sarà posizionata la pietra d’inciampo per ricordare Lavelli. Lui era in servizio ad Udine nel 7° reggimento Artieri, 3° compagnia Marconisti; fu deportato in Germania l’8 settembre del 1943, deceduto all’ospedale di Wurzen (Lipsia). Un appartenente agli Imi (Internati militari italiani) combattenti per la Resistenza. «Originaria di Lecco, la famiglia Lavelli durante il conflitto mondiale si rifugiò per alcuni anni nell’abitazione della bisnonna Angela Muffatti in via Dosso Castaldo - ha aggiunto il sindaco -, mantenendo nel tempo un forte legame sentimentale con il nostro territorio».

Originaria di Lecco, la famiglia Lavelli durante il conflitto mondiale si rifugiò per alcuni anni nell’abitazione della bisnonna Angela Muffatti in via Dosso Castaldo a Montagna.

«Con la delibera del Comune inizia l’iter» ha detto Isabella Lavelli ringraziando l’amministrazione, in particolare il sindaco per la sensibilità dimostrata. «Alessandro - (era fratello di Ferruccio Lavelli, nonno di Isabella -, è stato un giovane Imi, e la pietra d’inciampo ci dà modo di ricordare questi soldati, riconosciuti a pieno titolo combattenti della Resistenza. Molti di loro in giovanissima età furono deportati, ma quando ebbero occasione di tornare in Italia con le SS dissero di no». «Riteniamo che la memoria delle vittime dell’ideologia e delle violenze naziste debba essere mantenuta vivo, anche come monito per le nuove generazioni - la sottolineatura di Baldini -. Reputiamo questa iniziativa del posizionamento della pietra di inciampo in ricordo degli Imi italiani nati, vissuti o comunque legati al territorio del Comune di Montagna meritevole e di interesse pubblico, anche per situazioni simili». Come scritto nella delibera di giunta, «è importante coinvolgere le nuove generazioni, che hanno meno possibilità di aver contatti con i testimoni diretti della seconda guerra mondiale. Montagna per noi non è un luogo qualunque: siamo legatissimi al paese e alla casa di Castaldo» ha concluso la pronipote.

Ora la famiglia Lavelli si rivolgerà direttamente all’artista Gunter Demnig, promotore dell’iniziativa tesa a depositare, nel tessuto urbano e sociale dell’Europa, una memoria diffusa dei cittadini comuni, non famosi, deportati e assassinati nei campi di sterminio nazisti.

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