Morì travolto dal masso. «Sono passati tre anni, ora vogliamo la verità»

Roberto Bogialli era in auto sulla provinciale 10, a Civo. L’appello dei familiari dopo che il caso era stato riaperto: «Amareggiati che non si sappia più nulla delle indagini»

«Siamo sconcertati, sono passati troppi anni dal quel tragico giorno e adesso vorremmo conoscere la verità, è un nostro diritto». A parlare sono Patrizia e il figlio Christian, rispettivamente moglie e figlio di Roberto Bogialli, noto pittore e fotografo originario di Civo e da anni residente a Morbegno, che nel febbraio del 2021 perse la vita a 68 anni in modo drammatico lungo la strada provinciale numero 10 , quella della Costiera dei Cech, tra Caspano e Cevo colpito mentre si trovava alla guida della sua Audi da un grosso masso precipitato dalla montagna.

A tre anni di distanza da quell’evento che turbò l’intera provincia già provata dalla pandemia allora in corso, i famigliari di Bogialli, in modo discreto, ma molto deciso tornano a farsi sentire dopo l’assurdo fatto capitato al loro caro che sconvolse irrimediabilmente le loro vite per sempre. Una morte assurda che ad oggi è gravata per loro dal peso dei ritardi procedurali, che Christian e mamma Patrizia assistiti dall’avvocato Alberto Gerosa non vogliono tacere. Le indagini sull’ episodio che costò la vita al pittore si conclusero nell’ottobre 2022 con la richiesta di archiviazione per l’impossibilità di dichiarare responsabili soggetti potenzialmente coinvolti nella vicenda. Nel gennaio 2023 ci fu un’opposizione su base di carenze istruttorie segnalate dall’avvocato Gerosa che viene accolta. Il Gip richiese al Pubblico ministero di svolgere ulteriori indagini: «sulla possibilità- spiegano i famigliari - di identificare i proprietari dei terreni dove avvenne il distacco del masso, sul fatto che sia dato per acquisito il caso fortuito della sciagura a fronte di asserite condizioni meteorologiche eccezionali, che peraltro in quel periodo, tali non erano state. Infine, c’era il non approfondimento sul piano tecnico dell’idoneità delle strutture di protezione dai massi poste lungo tutta la strada».

Dopo 40 giorni ci fu l’udienza e oggi Patrizia e Christian sono amareggiati «dal fatto che non si sappia nulla dell’esito delle indagini e che tutto sia proceduto a rilento e continua ad esserlo. Sono passati troppi anni dal tragico giorno- affermano - e vorremmo conoscere la verità, crediamo sia più che lecito: è stata una fatalità o ci sono delle responsabilità? È possibile evitare nuove tragedie di questo genere?». Si chiedono i due domandando chiarezza e giustizia per quell’incidente di tre anni fa quando un grosso masso saltò le reti paramassi posizionate in quel tratto sopra la strada provinciale proprio per scongiurare la caduta di materiale sulla carreggiata. Allora l’auto di Bogialli, un’Audi A4 grigia, stava transitando in quel punto quando il sasso cadde rovinando sul lato del conducente, solo in auto, sfondandolo.

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