Il virus e la nostra  verginità perduta

Il virus e la nostra

verginità perduta

L’esempio non è proprio un modello di buon gusto ed eleganza oxfordiana, ma forse può fornire un’idea degli abissi nei quali siamo sprofondati. Circa un ventennio fa, in una puntata di un programma televisivo che forse alcuni ricorderanno, “Il caso Scafroglia”, ideato e condotto da Corrado Guzzanti, lo stesso Guzzanti, al culmine di un surreale dialogo sulla nequizia dei tempi con un finto sacerdote impersonato da Marco Marzocca, proruppe nella seguente esclamazione: «Anche Jessica Rizzo ha detto che bisogna riscoprire il valore della verginità!». Ora, per chi non lo sapesse, Jessica Rizzo, oggi 55enne, era all’epoca una nota attrice di film pornografici. E ovviamente, per evidenti ragioni di bottega, non si era mai espressa a difesa del valore della verginità. La geniale provocazione ideata da Guzzanti, con la tagliente e corrosiva asciuttezza della grande comicità, andava a toccare un nervo scoperto di questa nostra società ipocrita e parolaia, che ha sviluppato la diabolica capacità di metabolizzare tutto, ma veramente tutto, per renderlo funzionale all’utilizzo di non si sa bene cosa.

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