La tragedia di Giulia e il circo dei folli

Nel giustamente celebre capitolo 32 dei “Promessi Sposi”, Alessandro Manzoni, con l’ironia feroce nei confronti degli esseri umani che rappresenta la cifra più alta della sua produzione, scrive che “il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”.

Sono pagine, quelle dedicate alla peste e alla leggenda metropolitana degli untori, che, assieme a quelle sull’assalto ai forni, ognuno di noi, ma soprattutto i politici, i giornalisti e i vip di ogni genere e modello dovrebbero mandare a memoria. E dovrebbero poi ricordarsi, i nostri illuminati statisti, i nostri aurei opinionisti, i nostri formidabili analisti, con quale furia il grande scrittore fa a pezzi la demagogia, la superficialità, la stupidità diffamatoria che anima la gente, la massa, il popolo bue quando diventa preda del luogo comune, del sentire comune, del sospetto basato sul nulla, della dietrologia, del complottismo, dell’ipocrisia manichea, della chiamata di correo universale. Quando tutti dicono la stessa cosa, quando tutti pensano la stessa cosa, quando tutti pontificano sulla stessa cosa, ma proprio tutti, tutti tutti, beh, è probabile che quella cosa non sia vera.

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