Che brutto scoprire la natura dell’uomo

In un capitolo dell’autobiografia “Confessioni di un borghese”, Sándor Márai - magnifico scrittore mitteleuropeo, molto più interessante di Kundera - racconta come da bambino avesse assistito dal balcone di casa all’esplodere improvviso di una rissa in piazza.

Alcuni operai avevano aggredito il capomastro che gli aveva decurtato la paga, i poliziotti erano accorsi in difesa dell’uomo, dei soldati di leva bighellonanti avevano a loro volta attaccato gli agenti e in un attimo erano spuntati baionette e coltellacci e aveva iniziato a scorrere il sangue, fino all’arrivo dei gendarmi che, a colpi di fucile, avevano riportato l’ordine: “Fu un pomeriggio memorabile. A me parve di intuire che gli uomini non si comprendono tra loro e che, anzi, sono divisi da un odio implacabile, un odio che riescono a camuffare temporaneamente, alla bell’e meglio”. Márai aveva capito che quello che aveva vissuto fino ad allora, il suo appartamento da benestante, il panorama, le lezioni di latino con il precettore, i pranzi domenicali, la scuola, la famiglia e tutto il resto fosse solo un’illusione e che invece quel pomeriggio aveva visto qualcosa di “autentico” del mondo, la sua verità, la sua essenza: “La prima cosa che dovetti imparare fu che gli uomini senza un motivo particolare, anzi, senza nessuno scopo, infieriscono gli uni sugli altri ogni volta che possono e che ciò deriva dalla loro natura, e quindi è inutile dolersene”.

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