«Ho sentito spari lontani
ma sto bene»

La testimonianza Guido Raos, docente universitario meratese, è al campus di Istanbul per un convegno . «Il giorno dopo c’è una quiete quasi surreale. In tanti si sono preoccupati per me dall’Italia, li ringrazio»

«Ho sentito spari lontani ma sto bene»
La folla sul ponte di Istanbul: il golpe è fallito

Nel momento in cui la Turchia entrava nel caos per il tentato golpe, a Istanbul c’era anche Guido Raos. Ingegnere, professore di chimica e ingegneria chimica al Politecnico di Milano, nel Meratese è noto anche, e soprattutto, per essere portavoce del comitato pendolari che in tante occasioni è intervenuto per chiedere un aumento del numero dei treni o per parlare di sicurezza sui convogli che transitano sui binari brianzoli.

Nella capitale turca, Raos era sbarcato qualche giorno fa, per partecipare a un convegno scientifico per conto del politecnico di Milano, e tuttora in corso.

Alloggiato in un campus universitario della Istanbul Teknik Üniversites, Raos si è accorto di quello che è accaduto nel corso della scorsa notte, anche se alloggia in una zona piuttosto lontana dagli scontri a fuoco.

«In questo momento - ha raccontato - mi trovo all’università tecnica di Instanbul. Sono al sicuro nella mia camera. La situazione al campus è tranquilla. Si sono sentiti rumori, forse di spari, in lontananza».

In università, comunque, non ci sono state incursioni, e l’osnaghese ha capito quello che era accaduto solo successivamente, quando ormai era tutto ferito e l’insurrezione era stata soffocata sul nascere con scontri in piazza e centinaia di morti.

«Mi trovo in una zona lontana dagli scontri e quindi non ho visto nulla. Qui - aggiunge poi lasciando trasparire un minimo di preoccupazione per come potrebbero evolversi le cose - tutto tranquillo. Per ora».

Ieri, il convegno scientifico che ha portato Raos a Istanbul è proseguito «anche se in forma molto ridotta a causa delle cancellazioni». In seguito agli avvenimenti della scorsa notte, infatti, i professori che non erano ancora arrivati hanno preferito non partire e cancellare i loro interventi.

«Non mi muovo dal campus»

«Per oggi - ha concluso Raos, rassicurando tutti gli amici che, sapendo dove si trovava, hanno subito cercato di avere rassicurazioni sulla sua salute - non mi muovo da qui».

Ai tanti che chiedevano informazioni contattandolo via Facebook o twitter, l’ingegnere ha risposto che ha già provveduto a comunicare la propria presenza in Turchia al ministero degli esteri e che «sembra sia tutto finito. C’è un gran silenzio qui», ringraziando tutti per i messaggi inviati ma senza tuttavia fornire una precisa descrizione di quello che sta accadendo attorno a lui. Segno, forse, che ancora una volta, in Turchia, come accaduto più volte negli anni scorsi, i social network vengono bloccati e l’accesso a internet risulta piuttosto problematico. Salvo imprevisti, Raos ha comunque fatto sapere che si fermerà in Turchia fino a mercoledì.

In Turchia si trovano anche la lecchese Bruna Mandelli e altri amici dell’associazione “Insieme si può fare”, che si sono recati al confine siriano per portare aiuti umanitari. Ad alcuni amici preoccupati hanno scritto un messaggio su Facebook: «Siamo bloccati ancora qui ma speriamo di rientrare presto».

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