Maresciallo ucciso, chiamato in causa anche il Ministero della Difesa

Asso Il carabiniere Milia accusato di aver sparato al luogotenente Furceri. Chiesta relazione periodica sulla «pericolosità sociale»

Seconda udienza interlocutoria – nella giornata di ieri – nel processo ad Antonio Milia, il brigadiere della caserma dei carabinieri di Asso finito di fronte al giudice dell’udienza preliminare del Tribunale Militare di Verona.È accusato di aver ucciso a colpi di pistola il proprio comandante, il luogotenente Doriano Furceri. La procura militare contesta «l’insubordinazione con violenza pluriaggravata», omicidio – lo ricordiamo – aggravato dai futili motivi.

In aula, come era stato chiesto dall’avvocato di parte civile Paolo Camporini, ieri è comparso come presunto responsabile civile anche il Ministero della Difesa, in quanto datore di lavoro del brigadiere Milia. Il militare era in aula, assistito dall’avvocato Roberto Melchiorre. C’erano anche la moglie, due figli e un fratello del comandante Furceri. Il giudice ha dato anche l’incarico di revisione periodica sulla pericolosità sociale di Milia La relazione dovrà essere prodotta entro la prossima udienza (fissata a novembre) in cui verosimilmente si dovrebbe entrare nel merito della vicenda penale.

Ricordiamo che sono costituiti come parte civile la moglie della vittima, i tre figli, le due sorelle e i due fratelli e pure il militare del Gruppo Interventi Speciali dell’Arma dei carabinieri che era stato ferito nel tentativo di porre fine all’assedio della stazione di Asso dove Milia si era asserragliato. Il brigadiere, al momento dell’irruzione, gli aveva sparato ad una gamba, rimediando anche per questa seconda vicenda l’ipotesi accusatoria di «insubordinazione con violenza pluriaggravata».

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