I corsi di arabo? «Creano terroristi»

Osnago L’affermazione del consigliere di minoranza Bonanomi, il cui gruppo ha presentato un’interrogazione - Le lezioni si tengono ormai da 19 anni: «Si sta andando nella direzione sbagliata: va insegnata la nostra cultura»

I corsi di cultura e lingua araba impartiti ai bambini potrebbero portare al fenomeno dell’estremismo e, in ultima analisi, alla nascita di terroristi. Una tesi che ha sostenuto il consigliere di minoranza di Orgoglio Osnago, Vittorio Bonanomi, durante la discussione, in Consiglio comunale, di un’interrogazione presentata dal suo gruppo proprio sui corsi di arabo che vengono tenuti il sabato mattina dall’associazione Ale G nei locali del Comune, vicino alla biblioteca, da 19 anni in qua.

«Un fallimento»

«Insistere sul fatto di apprendere e conoscere la propria cultura si è rivelato un fallimento in mezza Europa – ha detto Bonanomi –. Oggi vediamo i risultati, lasciamo stare Osnago che è una comunità piccola e, quindi, non c’è ancora un numero rilevante di stranieri per creare problemi, ma vediamo bene quello che sta succedendo in città come Parigi, Bruxelles, Stoccolma, dove proprio questa impostazione ha finito, invece di creare comunità coese, per creare comunità spaccate, veri e propri ghetti dove poi sono emerse problematiche legate al terrorismo internazionale. Anche da noi, in un paese vicino (Lomagna, nda), qualche anno fa abbiamo avuto un problema simile. Quindi, noi riteniamo che quello che andrebbe insegnato siano invece le nostre tradizioni, la nostra cultura, la cultura occidentale».

Bonanomi ha poi ricordato le tante manifestazioni a favore delle donne e per fermare la violenza contro di loro che la stessa amministrazione comunale osnaghese ha promosso e organizzato: «Giustissime, ma sapete benissimo quale è la condizione della donna nella cultura araba. Non c’è bisogno di descriverla, è veramente deplorevole, e non può essere accettata dalla nostra cultura e nel nostro paese». Il consigliere ha chiesto chi e cosa si insegni in quei corsi e chi controlla, e comunque ritiene che «si stia andando nella direzione sbagliata, come quella già intrapresa nelle grandi città, che invece di favorire la coesione e la condivisione ha creato ghetti e separazione».

Problemi e opportunità

Affermazioni a cui hanno replicato gli amministratori di maggioranza, tra cui il sindaco Paolo Brivio. «Mi sa che qualche problemino con la violenza sulle donne l’abbiamo anche noi nel nostro Paese e non solo nei Paesi arabi. Dire che ad Osnago non ci sia un’incidenza di presenze straniere come in altre città d’Europa vuol dire non conoscere il paese. Per il tessuto produttivo, la presenza della stazione ferroviaria, la vicinanza alla metropoli, Osnago è il paese con la più alta presenza di stranieri con dati superiori alle medie provinciali, regionali e nazionali. L’ultimo dato è di una presenza oscillante fra il 16 e il 17%. Solo io ho rilasciato più di un centinaio di cittadinanze. Ad Osnago un residente su sei è nato in un’altra parte del mondo. Ci sono problemi, ma anche opportunità, non credo ci saranno fratture nella comunità».

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