San Pietro al Monte, il sì del ministero

Civate Il complesso romanico verrà valutato per entrare a far parte del patrimonio mondiale dell’Unesco

«Ogni nazione può mandare un solo progetto all’anno alla selezione di Parigi e l’Italia ha scelto il nostro»: si sono alzati i calici, ieri, a Civate dove il sindaco A ngelo Isella, gli “Amici di San Pietro”, il neo parroco Luca Civardi e il predecessore don Gianni De Micheli hanno brindato alla notizia del «decisivo passo avanti della basilica di San Pietro al Monte, verso l’alto patrocinio dell’Unesco».

Una risposta tra un anno

Infatti, il ministero della Cultura ha approvato il progetto “Early medieval Benedictine settlements in Italy”, ovvero il percorso seriale “Insediamenti benedettini altomedioevali in Italia” come candidatura italiana alla Lista del patrimonio mondiale della Convenzione Unesco. A diffondere la notizia è stata la Fondazione comunitaria del Lecchese, presieduta da Maria Grazia Nasazzi. «La Fondazione - ricorda Isella - ha profuso grande sforzo, anche economico, per portare San Pietro al Monte fin qui, insieme ai Comuni e alle Regioni impegnati nella cordata. In questo momento il nostro pensiero va al mio predecessore, Rino Mauri, che tanto aveva creduto nella possibilità di raggiungere il traguardo di Parigi, così come a don Vincenzo Gatti, della Famiglia del Beato Angelico, che ha dedicato la vita alla valorizzazione del complesso monastico di San Pietro al Monte, ricevendo per questo la Rosa Camuna dalla Regione e conservando, col sapiente lavoro di restauro, uno dei più affascinanti gioielli artistici della Lombardia».

«Il nostro ufficio tecnico comunale e la parrocchia di Civate - aggiunge Isella - hanno contribuito in modo decisivo agli aspetti progettuali, insieme al Politecnico di Torino. Ora, non siamo a cavallo, ma il passo è davvero determinante. Il passaggio successivo sarà la verifica preliminare di tutta la documentazione e, incrociando le dita, nell’arco di circa un anno da Parigi arriverà il verdetto. Non era affatto scontato - per il sindaco - che il ministero della Cultura decidesse di puntare tutto su questo progetto, anche se nell’ incontro di maggio a Roma la Commissione nazionale italiana per l’Unesco aveva dato la chiara impressione di crederci».

La regia

Il Consiglio direttivo ieri ha detto ufficialmente sì: «Un via libera che avvicina l’obiettivo della candidatura - ha dichiarato la presidente Nasazzi -. Ciò, per l’ intera filiera di insediamenti alla quale fa capo l’abbazia di San Pietro al Monte a Civate. Essere presentati quale candidatura italiana dal ministero per la verifica preliminare ai fini dell’iscrizione alla Lista Unesco è straordinariamente importante, frutto del lavoro della nostra Fondazione, condiviso con una cordata di siti e Regioni che attraversa gran parte del Paese, dal Piemonte alla Campania, e che la dirigenza tecnica del ministero ha saputo indirizzare con lavoro paziente e proficuo».

La Fondazione comunitaria del Lecchese ha fatto da regia e tirato le fila di tutto il progetto, che include i monasteri di Subiaco, le abbazie di Montecassino, di Santa Maria a Farfa e di San Vincenzo al Volturno; la Sacra di San Michele alle Chiuse in Val di Susa e il paesaggio circostante; il complesso di San Vittore alle Chiuse di Genga; le abbazie di Sant’Angelo in Formis, nei pressi di Capua, e appunto quella lecchese di San Pietro al Monte a Civate.

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