«Vietare il burkini?  Ciascuno si veste  come meglio crede»
La polemica sul Burkini impazza

«Vietare il burkini?

Ciascuno si veste

come meglio crede»

LeccoIl prevosto: «Rispettiamo il pudore altrui»

Ma la Lega attacca: «Fa bene la Francia a multarle»

La Canottieri: «Basta che si rispetti l’igiene»

Niente brasiliana o perizoma: il costume più “hot” dell’estate 2016 è il burkini, che per la prima volta non deve l’impennata di popolarità ai centimetri di pelle scoperta ma al motivo esattamente opposto. Ennesima contraddizione dei nostri tempi? Battaglia strumentale? Reale problema di sicurezza? L’opinione pubblica su questa infuocata polemica agostana si divide e non manca chi vorrebbe estendere anche sui lidi nostrani il divieto imposto in alcune spiagge francesi.

I primi a prendere una posizione chiara in questo senso sono stati gli esponenti della Lega Nord: «È una questione che tocca diverse sensibilità e che ha catturato l’attenzione di tutti», sottolinea Cinzia Bettega, capogruppo del Carroccio in consiglio comunale a Lecco. «La decisione del governo francese rappresenta un punto di partenza che non può certo essere sottovalutato. Le multe sono un provvedimento eloquente e non vedo perché non si possano prendere come modello». Il rischio, conclude Cinzia Bettega, è quello di sottovalutare una questione che va ben oltre il dibattito “burkini sì - burkini no”. «È tempo di prendere posizioni forti, il rischio che si corre è di non valutare correttamente la rilevanza formidabile dei simboli. Non si tratta di paura, ma continuando a sottovalutare tutto rischiamo di trovarci in una situazione subalterna senza nemmeno rendercene conto. La strada dell’integrazione purtroppo non è così facile, anzi è lastricata di ostacoli, come dimostra la difficoltà degli islamici ad accettare le nostre tradizioni».

È invece convinto che si tratti di polemiche inutili il prevosto di Lecco, monsignor Franco Cecchin, che sulla questione burkini si allinea alla pozione espressa ieri dal segretario della Cei Nunzio Galantino. «Credo che nella nostra bella Italia ci siano altri problemi di cui occuparsi, lasciando a ciascuno la libertà di vestirsi come crede e tutelando il senso del pudore personale. L’unica riserva potrebbe essere quella della sicurezza sulle nostre spiagge, ma non credo che il burkini possa rappresentare un rischio in tal senso».

Che sia omologato

Oltre al problema sicurezza sollevato da molti, potrebbe esserci qualche limitazione, ad esempio, sull’accesso alle piscine.

Proprio di questo argomento, spiega il presidente della Canottieri Lecco Marco Cariboni, si occuperà la prossima riunione del consiglio direttivo del club lecchese. «L’accesso alla piscina è regolamentato per ragioni pratiche e igieniche – sottolinea Cariboni -. L’intenzione è quella di continuare nell’apertura della Canottieri verso un pubblico sempre più ampio soprattutto di turisti, che in molti casi sono stranieri. La mia personale posizione è quindi quella di non imporre alcuna limitazione, a patto però che il burkini sia realizzato con materiali idonei quindi omologato per l’uso in piscina».


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