Tubettificio in affitto

Cauto il sindacato

I dipendenti: «Attendiamo con fiducia», ma secondo Cgil, Cisl e Uil è forte il rischio che si riparta alle condizioni respinte un mese fa

Tubettificio in affitto Cauto il sindacato
Una manifestazione del sindacato con i lavoratori del Tubettificio Europeo

La velocissima pubblicazione del bando per l’affitto del Tubettificio Europeo, fatta dai curatori Piero Guerrera e Jessica Gianola, sembra aver aperto qualche spiraglio nella tormentata vicenda dell’azienda lecchese. I dati di fatto parlano ad oggi di un Tubettificio Europeo fallito e del licenziamento dei 108 dipendenti. La possibilità che qualche imprenditore possa approfittare del bando di affitto per rimettere in moto l’azienda, pare essere presa in seria considerazione dai dipendenti o almeno da coloro che hanno redatto un comunicato stampa firmato “Maestranze Tubettificio Europeo in fallimento”.

«I lavoratori del Tubettificio Europeo SPA, - si legge - che con grande sofferenza e non certo con superficialità hanno dovuto accettare di essere messi in mobilità, leggono con piacere che i curatori fallimentari con celerità hanno predisposto il bando di affitto dell’azienda. Ora siamo noi i primi a sperare che da questo bando sortisca il risultato a lungo sperato, restiamo in attesa di una “chiamata al lavoro”, certamente siamo disponibili a “rimetterci in gioco” e a ripristinare le nostre attività allo scopo di riavviare questa storica azienda, riprendere le quote di mercato perse per mancanza di affidabilità delle consegne e riattivare l’attività lavorativa del Tubettificio Europeo che certamente ha tutte le caratteristiche per proseguire quella attività industriale che ci ha consentito nel tempo di avere uno spazio nel mercato interno ed europeo».

I lavoratori firmatari del comunicato spiegano anche i motivi che le hanno portati a scegliere la mobilità: «I lavoratori hanno preso in considerazione la possibilità di passare alla nuova società “Tubettificio Europeo SRL”, creata per subentrare al “Tubettificio Europeo SPA” dagli stessi proprietari, ma alla fine hanno ritenuto che non ci fossero le condizioni, e tanto meno le garanzie, per approvare questo passaggio… Non solo ma la “nuova” azienda ha di fatto chiesto ai dipendenti di finanziare il proseguimento dell’attività tramite il taglio degli stipendi e dell’orario di lavoro. A questo punto per quale motivo noi, lavoratrici e lavoratori del Tubettificio, senza alcuna sicurezza sul futuro, senza nessun impegno economico diretto, senza nessuna prospettiva industriale avremmo dovuto “finanziare “questa Società che era, di fatto, sotto tutti gli aspetti la stessa che era arrivata al fallimento?».

Sembra che l’intervento di un possibile nuovo imprenditore, abbia creato nuove speranze tra le maestranze. Ma è prudente, in questa situazione, nutrire queste illusioni? Abbiamo girato la domanda ai sindacati, che sono molto più cauti. «Teniamo presente – ci ha detto Giovanni Gianola della Fim Cisl – che questa è l’ultima spiaggia, per cui conviene essere molto prudenti. Siamo stati scottati troppe volte per lasciarci andare a facili entusiasmi». Anche Mauro Castelli, della Fiom Cgil, è su questa linea: «Attualmente non abbiamo notizie che consentano di capire come andranno le cose. Forse, a breve, sarà convocato un incontro in Provincia per capire meglio l’evoluzione della situazione. Ma per ora non ci sono novità». Il meno ottimista o il più realista, a seconda dei punti di vista, è Enrico Azzaro della Uilm: «Non mi lascerei andare a troppo facili entusiasmi. Posto che qualche imprenditore decida di assumersi la responsabilità di riavviare l’attività del Tubettificio, non va dimenticato che lo farebbe assumendo la metà degli attuali lavoratori e, soprattutto, alle sue condizioni economiche. Dunque, rientrerebbero dalla finestra quei trattamenti economici che la maggioranza dei lavoratori ha rifiutato facendo fallire l’azienda. Di positivo ci sarebbe il vincolo di non delocalizzare il Tubettificio e la priorità da riservare agli ex lavoratori nelle assunzioni. Ma sono tutte ipotesi. Sta di fatto che le condizioni economiche con le quali un imprenditore rimetterebbe in moto l’azienda non sono certo quelle del vecchio Tubettificio Europeo».

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