«Sull’Ape social

ora servono certezze»

I sindacati dopo il rinvio: la misura che agevola l’uscita anticipata dal lavoro bloccata dal Consiglio di Stato. La Cgil: «Se il problema è la copertura, il Governo la aumenti». La Cisl: «Risposte in tempi rapidi a chi aspetta»

«Sull’Ape social ora servono certezze»
La possibilità di usufruire dell’Ape social, l’uscita anticipata dal lavoro, era prevista per l’inizio di maggio

Dopo la fumata nera sulla possibilità di far partire l’Ape sociale a inizio maggio i patronati dei sindacati dovranno aspettare prima di poter dire come procedere ai lavoratori che hanno i requisiti per lasciare in anticipo il lavoro.

Sull’Ape social, misura sperimentale che agevola a spese dello Stato il pensionamento per lavoratori disagiati, il Consiglio di Stato ha avanzato rilievi sostanziali rimandando al Governo il decreto attuativo, che va corretto e inviato alla Corte dei Conti per poi procedere alla pubblicazione. Idem per la “quota 41”, la possibilità di uscita volontaria per i lavoratori precoci.

La misura dunque resta al palo. Il Consiglio di Stato chiede di spostare a fine luglio la presentazione delle domande considerando la data originaria di fine giugno irragionevolmente breve visto che ancora mancano le procedure Inps. Ciò lasciando che la maturazione del diritto sia retroattiva, all’1 maggio 2017, come previsto.

Altri problemi riguardano l’estensione dell’Ape social a operai agricoli e disoccupati da almeno tre mesi che non hanno i requisiti per la disoccupazione (Naspi): in proposito, fa sapere il Consiglio di Stato, non basta un decreto, serve invece una legge. Modifica in vista anche per chi supera gli ottomila euro l’anno per lavoro dipendente e i 4.800 per lavoro autonomo, che dovranno restituire non (come prevede l’attuale regolamento) l’intera Ape ma solo la parte eccedente la soglia. Non ultimo, il problema alla base di tutto: lo stanziamento economico, ritenuto evidentemente dalla magistratura amministrativa insufficiente a far fronte alla platea prevista dal decreto. Perciò, raggiunto il tetto dei 300 milioni di euro stanziati sul 2017 l’accesso all’Ape deve slittare all’anno prossimo. «Più che per i nuovi ritardi, siamo preoccupati e contrariati - afferma il segretario della Cgil, Wolfango Pirelli - per la richiesta di modifiche che restringono la platea di beneficiari dell’Ape social e della quota 41 concordata fra Governo e sindacati. Una platea che nella negoziazione era comunque uscita già ristretta rispetto a quanto avremmo voluto visto che, ad esempio, nell’elenco di chi svolge lavori usuranti non troviamo gli operai metalmeccanici. Nel contempo ci dicono che chi accede all’Ape volontaria, e potrà farlo anche chi ha redditi molto alti, probabilmente avrà una defiscalizzazione, e ciò per noi è scandaloso. Se il problema dell’Ape social è la copertura, chiediamo che il Governo la aumenti e che rispetti gli impegni presi coi sindacati».

Per la segretaria della Cisl di Lecco, Rita Pavan, «si stanno spostando i termini perché il problema è la copertura finanziaria. Ricordo che noi abbiamo fatto un accordo col Governo. La retroattività all’1 maggio è comunque una garanzia, ma chiediamo che si arrivi al decreto in tempi rapidi per dare certezza a persone in stato di disagio».

«Così si allontanano le speranze di chi vede un traguardo per l’uscita dal lavoro - afferma il segretario Uil Salvatore Monteduro - e tutto ciò per contestazioni sostanziali. Ora ci aspettiamo correttivi rapidi dal Governo».

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