Shopper bio portato da casa  Confcommercio dice no
Sull’obbligo di acquistare i sacchetti mesi fa si era scatenata una violenta polemica

Shopper bio portato da casa

Confcommercio dice no

Il direttore Alberto Riva contro la circolare del ministero

Ma in tanti negozi ha preso piede l’abitudine di portare il proprio sacchetto

L’obbligo di pagare i sacchetti biodegradabili in negozio, seguito dalla possibilità concessa ai clienti di portarsi la sporta da casa ha fatto e continua a far discutere.

La recente circolare del ministero della Salute, che ha dato ai consumatori il permesso di portare shopper biocompostabili in cui inserire gli alimenti appena comprati, ha suscitato la levata di scudi di Confcommercio e Federazione Italiana Dettaglianti dell’Alimentazione.

«È una decisione che invece di risolvere una potenziale criticità, genera confusione e rischia di creare più di un problema ai negozianti - spiega il direttore di Confcommercio Lecco, Alberto Riva - I sacchetti utilizzati dagli esercizi commerciali sono ceduti ai consumatori sottocosto nella quasi totalità dei casi. Non si capisce quindi dove sarebbe la convenienza dei consumatori, visto che la circolare stessa impone le stesse caratteristiche ai sacchetti portati da casa. Inoltre chi dovrebbe verificare l’idoneità dei sacchetti portati da casa? Senza dimenticare che nelle bilance è stato preimpostato il costo del sacchetto, per cui occorrerebbe stornare manualmente in cassa ogni sacchetto portato da casa dal consumatore».

In città, comunque, i cittadini hanno preso l’abitudine a portarsi lo shopper da casa. Succede regolarmente, ad esempio, al negozio di Angelo Sala in via Fratelli Bandiera. «Li abbiamo avvisati per tempo, quando la novità è stata introdotta, per permettere loro di scegliere come organizzarsi. Prevalentemente arrivano con il sacchetto di stoffa, che garantisce la resistenza necessaria. Comunque, al di là di qualche lamentela iniziale non c’è stato alcun problema».

Situazione analoga a “Le Delizie” di viale Adamello. «Sulle prime c’è stata un po’ di contrarietà sull’obbligo di pagare il sacchetto – commenta il titolare Vincenzo Gaeta -, ma poi è passata l’abitudine prevalente di portarselo da casa, riciclando uno acquistato precedentemente o presentandosi con uno shopper di stoffa. Alla fine, questa vicenda è servita a ridurre gli sprechi e a far girare meno sacchetti di plastica».

La questione invece non si pone al negozio di alimentari di Giovanni Ravasi, in via mons. Moneta. «Per frutta e verdura uso i sacchetti di carta, quindi la questione per me si pone solo sugli altri shopper, che i clienti pagano senza problemi. Del resto, li faccio pagare la stessa cifra che costano a me e quando posso li sconto dalla spesa. Tanti, comunque, sono abituati da tempo ad utilizzare il loro sacchetto».


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