«Riparare un’auto?

Ormai è tutta elettronica»

«Riparare un’auto?  Ormai è  tutta elettronica»

Internet delle cose: i meccanici devono tenere il passo

degli aggiornamenti portati dalle case costruttrici «È una rincorsa continua all’evoluzione tecnologica»

È una corsa contro il tempo quella dell’ “internet delle cose” esteso al mondo degli autoriparatori. Una corsa necessaria per tenere il passo con i continui aggiornamenti effettuati dalle case automobilistiche, che investendo a loro volta nell’evoluzione digitale del settore, modificano rapidamente i cosiddetti “protocolli” dei dati delle auto.

Processo oneroso

Perciò gli autoriparatori lecchesi, in gran parte iscritti in Confartigianato, stanno facendo di tutto per assicurarsi l’accesso ai dati indispensabili a procedere alle riparazioni

E visto che tutto il processo è a pagamento, ora si stanno organizzando per comprare in consorzio le tecnologie di diagnosi più avanzate.

A spiegarci come ci riescono, a partire dalla formazione ma non solo, è Maurizio Mapelli, presidente della categoria autoriparatori che in Confartigianato Lecco associa circa 320 imprese, carrozzieri compresi.

«Per noi autoriparatori – afferma Mapelli - digitalizzazione significa dotarsi delle competenze tecnologiche necessarie, oltre che essere messi in condizione di accedere nel più breve tempo possibile alle informazioni disponibili su piattaforme a pagamento, che unite a un pc potente permettono di realizzare una parte determinante di diagnosi dei guasti. Perciò ci adeguiamo frequentando i corsi di formazione delle case automobilistiche e dei produttori di ricambi. Per l’accesso ai dati – aggiunge -, chiarito che i sistemi elettronici montati sulle auto ’dialogano’ con le centrali gestite ad oggi dalle case automobilistiche, in caso di guasto, nella discussione su chi sia il proprietario dei dati, la casa d’auto o l’intestatario della vettura?, entra in gioco l’autoriparatore indipendente, che ha mille difficoltà nel reperire le informazioni digitali ad oggi in mano alle case automobilistiche».

E di solito la questione si risolve con uno scambio commerciale: se ad esempio dopo un urto una centralina di airbag è da sostituire la si compra in originale e il produttore dà in cambio il servizio di riprogrammazione, non riutilizzabile.

Ma non è tutto. Stabilito in un modo o nell’altro l’accesso ai dati, resta «il problema davvero pressante per noi – aggiunge –: quello delle attrezzature per fare le diagnosi, tecnologie a loro volta soggette a un’innovazione continua e talmente veloce che rapidamente i nostri strumenti diventano obsoleti».

In parte ci si aiuta fra colleghi, condividendo le attrezzature delle diverse case automobilistiche per le quali si è riparatori ufficiali. Ma presto potrebbe non bastare più, perciò «attraverso il Consorzio centro revisione Le Grigne – aggiunge Mapelli – ci stiamo organizzando per comprare, condividendo i costi, il Sistema Adac indispensabile per realizzare a regola d’arte riparazioni sui sistemi più innovativi montati sulle auto per garantire distanze di sicurezza, per frenare in caso di emergenza e tutto quello che sta per uscire verso l’obiettivo incidenti-zero».


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