Riaperta la chiesa di sant’Agata   Un gioiello artistico dell’anno Mille
Don Maurizio Mottadelli ha presentato i lavori di restauro

Riaperta la chiesa di sant’Agata

Un gioiello artistico dell’anno Mille

Conclusa la prima tappa del progetto di restauro dell’edificio sacro di via Parini. I lavori hanno riguardato le coperture e le facciate esterne, interventi anche sul campanile

La prima tappa del restauro della chiesa di sant’Agata s’è conclusa: è stata restituita alla comunità, con un concerto e la presentazione dei lavori da parte del parroco, don Maurizio Mottadelli, dell’architetto Roberto Spreafico e del restauratore Eros Zanotti.

Oggi la chiesa resterà aperta dalle 8, per tutto il giorno, nella ricorrenza della co-patrona: alle 10 verrà celebrata la messa, alle 17 ci sarà il Rosario. La chiesa – affacciata, da un lato, su via Parini e, dall’altro, sulla piazzetta dell’oratorio - viene fatta risalire all’anno Mille e incorpora elementi romanici e longobardi. «Con la descrizione dei lavori, eseguiti e tuttora previsti – ha auspicato don Maurizio – vorremmo appassionare la comunità, così che possa partecipare anche alla seconda fase, cioè il restauro degli interni e, possibilmente, alla terza, cioè il recupero dell’edificio retrostante, indicato come la prima, e perciò più antica, casa di Oggiono».

Quanto agli interni della chiesa, sono nascosti da un pesante strato di pittura color senape: «È come se gridasse e invocasse – ha detto il restauratore – I tasselli rivelano decorazioni celate, finto marmo e incisioni: doveva essere un luogo molto colorato e, infatti, nell’epoca in cui pochi sapevano leggere, le chiese avevano il compito di comunicare proprio con i loro dipinti».

Per ora, si è lavorato all’esterno: tutte le coperture sono state smontate e consolidate; il legname è stato trattato con procedure conservative; è stato posato un nuovo assito; la lattoneria è stata sostituita; sono stati mantenuti gli intonaci decorati su via Parini; interventi conservativi sono stati eseguiti anche alla base del campanile in pietra a vista e sugli elementi in arenaria dei portali. Le opere sono costate 97mila euro e 130mila quelle edili: in totale, includendo oneri tecnici e Iva, 284mila euro. Nel corso dei lavori, si è resa necessaria qualche altra spesa: tirate le somme, si parla di 309.515 euro; dal “Fondo di rotazione della Regione” provengono 41mila euro, mentre 101mila da “Fondazione Cariplo”; altri 54mila sono frutto di offerte.

L’architetto Spreafico ha definito, ieri, la chiesa di Sant’Agata «un gioiello del patrimonio oggionese», evidenziando in particolare gli elementi longobardi che conserva: «I restauri hanno portato alla scoperta, sulla facciata, di due pietre di arenaria locale (alte circa 22 centimetri e lunghe rispettivamente 91 e 122), tagliate con metodo antico. Le pietre sono sicuramente di riuso, essendo collocate capovolte. Furono reimpiegate nelle trasformazioni della chiesa tra il XVII e XVIII secolo, quando venne rialzata ed ampliata. La pietra a sinistra reca una croce greca, assai diffusa tra i longobardi con la conversione al cattolicesimo; l’altra pietra riporta incisa la parola “Arioldus”, cioè Arioaldo che prese in moglie una figlia della regina Teodolinda».


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