Provincia addio

Dove andrà Lecco?

Rischio spezzatino

Il sottosegretario Daniele Nava lo esclude e dice: «Mai con Como». Ma il vicepresidente Fabrizio Sala: «Non ci sono affatto vincoli a mantenere gli attuali confini». La parola ai territori

Provincia addio Dove andrà Lecco? Rischio spezzatino
Villa Locatelli, sede della Provincia di Lecco

LECCO

Provincia addio: c’è un anno di tempo per costruire i nuovi enti di area vasta che avranno meno competenze e la funzione di fungere da mediatori tra la Regione e i Comuni.
Al Pirellone sono già al lavoro per disegnare il nuovo assetto che comporterà una drastica semplificazione delle attuali dodici Province.
Si tratta di comporre un puzzle di non facilissima soluzione perché occorre tenere presenti, vocazioni, omogeneità di interessi e caratteristiche geografiche ed economiche.
«È aperta la discussione», spiega Daniele Nava (Ncd), l’ultimo presidente della Provincia di Lecco eletto con le vecchie regole, ante riforma Delrio, oggi sottosegretario regionale alle riforme istituzionali, agli enti locali, alle sedi territoriali e alla programmazione: un incarico che lo vedrà in prima fila in questa operazione, con il compito appunto di monitorare orientamenti e sentimenti dei territori. mentre al vicepresidente della Regione, Fabrizio Sala (Forza Italia) spetterà presiedere il gruppo di lavoro costituito dai componenti della giunta.
«Nessuna decisione verrà assunta sulla testa dei territori - precisa Nava -, ma è ovvio che una semplificazione si impone partendo appunto dalla più ovvia delle premesse: il territorio lombardo è caratterizzato da un’area montana, una pedemontana, la zona di pianura e l’area della città metropolitana. Altro criterio sarà sfoltire le sovrapposizioni di compiti: oggi dalla Comunità Montana, ai Parchi ad altri enti in troppi si occupano delle stesse cose, per esempio cultura e turismo».
Non c’è dunque ancora, al momento, un disegno predefinito dei nuovi enti di area vasta, anche se non combaciano - ma anche questo è scontato - le visioni sui possibili accorpamenti. Cosa potrà succedere alla provincia di Lecco, secondo Nava? «A mio parere Lecco non può non guardare a nord e a sud, ovvero a Sondrio e a Monza - afferma il sottosegretario - che restano gli interlocutori naturali. Del resto la nuova Agenzia territoriale della salute conferma questa liaison Lecco-Monza, che per ragioni di coerenza sarebbe assurdo stravolgere. Escluso un accorpamento sull’asse est-ovest: con Bergamo nessuna affinità. Boccio anche un ritorno un anacronistico ritorno al passato con Como ».
C’è da capire però se la provincia così come l’abbiamo conosciuta rimarrà compatta o sarà smembrata suddividendosi tra un nord a vocazione montana e un sud più attratto dalla Brianza per omogeneità di interessi e caratteristiche economiche. Nava tende ad escludere questa eventualità: «Credo che potrebbe prendere corpo un’area vasta che integri anche Sondrio, o, se il territorio montano dovesse restare da solo, ecco che il Lecchese troverebbe una naturale collocazione nell’unione con Monza». Nessuna scissione, «al di là dei singoli casi, di Comuni cioè che potrebbero prendere le decisioni che ritengono più consone». Ma il vicepresidente Sala avverte : «Attenzione, non ci sono vincoli di mantenimento dei confini attuali. Il ragionamento non parte dagli accorpamenti delle province così come sono oggi». La sua idea è quella di una Grande Brianza con i territori lecchesi e comaschi con o senza Monza . Una visione che non prevede appunto di salvaguardare per forza i confini provinciali.

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