Prenotazioni e tempi d’attesa biblici «Manca un sistema centralizzato»
Ospedale Manzoni: in coda per un appuntamento

Prenotazioni e tempi d’attesa biblici
«Manca un sistema centralizzato»

Sanità, Ravizza: «È necessario comparare le varie offerte pubbliche e private accreditate»

«Tutti i giorni qualcuno brontola. Comprensibilmente».

L’ammissione è del presidente dell’Ordine dei Medici di Lecco, Pierfranco Ravizza, che sa bene di cosa si sta parlando, quando gli si pone il problema delle liste d’attesa, essendo anche primario della Cardiologia al “Manzoni” di Lecco. Non nega affatto il problema, ma più che di problemi legati a questa o quella struttura in particolare, parla di un problema “sistemico”.

E lo fa, come sempre, al di fuori di ogni idea politica che si possa avere sul futuro della sanità lombarda: «La Lombardia si è sempre rifiutata, o non è riuscita a realizzare, un sistema centralizzato di prenotazioni che riesca a comparare le varie offerte pubbliche e private accreditate. Cosa che fanno, invece, Toscana, Emilia Romagna e ultimamente anche il Veneto. Riescono a dirti in quale ospedale, poliambulatorio o clinica accreditata devi andare a fare visite o esami, proponendoti una serie di scelte temporali».

Tradotto: se l’ospedale ha una lista d’attesa di sette mesi, come capitato al nostro lettore Ambrogio Sala per una visita dermatologica, magari c’è una clinica privata accreditata (dove paghi il ticket, per intenderci, non ci vai da privato), che può risolverti il problema in un mese.

«Il problema – riflette però Ravizza – è che, una volta, c’era anche da parte del sanitario una valutazione della risposta in merito alla richiesta. Oggi, invece, c’è il sistema di prenotazione tramite personale amministrativo, ovvero non sanitario, e pertanto non c’è nessuna possibilità di valutare l’adeguatezza della risposta alla domanda fatta. Quando ero un giovane cardiologo, la gente telefonava in reparto per prendere appuntamento e, a seconda del problema che spiegava di avere al telefono, cercavamo di incastrare gli appuntamenti al meglio, a seconda della supposta gravità. Oggi le visite sono programmate secondo cadenze temporali strettissime con slot di 20 minuti l’uno, come fossimo noi degli orologi svizzeri e i pazienti fossero tutti uguali».

Da cui liste d’attesa infinite, aggravate dalla carenza di personale. «Ci sono medici che fanno attività interna ed esterna. È chiaro che siamo costretti a limitare l’attività di più basso peso o esterna: non posso sacrificare il mio poco tempo da cardiologo per dare ascolto agli ipertesi, per fare un esempio, se, prima, devo curare, come medico ospedaliero, chi è in corsia. È un problema fatto di mille sfaccettature interconnesse non facilmente risolvibile».

Ma i “perché” delle liste d’attesa così lunghe sono tanti: «Il sistema lombardo ha una potenza globale piuttosto adeguata, visto che facciamo prestazioni anche per le altre regioni e i nostri concittadini rimangono qui, il che vuol dire che non siamo messi così male. Ma il sistema è scoordinato tra prescrittori ed erogatori per cui gli erogatori sono altra cosa dai prescrittori e il collante che dovrebbe tenerli insieme non è unico, tant’è che alla fin fine la Regione, con una mossa che potrebbe anche essere lungimirante ma anche un po’ un “refugium peccatorum”, sta attuando una riforma per il paziente cronico. Ovvero per quel paziente con patologie complesse che meritano di essere seguite con prestazioni differenti e coordinate. Fa in modo che con la riforma Gallera ci sia un “clinical manager” che si occupi di mettere in fila le richieste, le priorità e le necessità del paziente». Ma, per ora, non basta.


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