Posti sui treni, la Regione insiste  I sindacati: «Devono ripensarci»
Continua il braccio di ferro istituzionale sui posti a sedere sui treni

Posti sui treni, la Regione insiste

I sindacati: «Devono ripensarci»

L’assessore Terzi conferma la posizione del Pirellone

Dopo il provvedimento contrario del ministro, “no” anche di Cgil, Cisl e Uil

Nel fine settimana un cortocircuito istituzionale tra Regione Lombardia e Ministero della Salute sull’utilizzo dei posti a sedere sui treni sta creando caos e tensione politica. Sabato, per motivi di sicurezza sanitaria, il ministro Roberto Speranza aveva firmato un provvedimento che bocciava l’ordinanza del Pirellone che invece aveva autorizzato l’uso sui treni di tutti i posti a sedere e il 50% di quelli in piedi.

In attesa di un chiarimento istituzionale d’obbligo, Trenitalia e Italo hanno fatto retromarcia e ripristinato il distanziamento, Trenord invece no. Ieri la replica dell’assessore regionale a Infrastrutture, Trasporti e Mobilità Claudia Maria Terzi: «I cittadini hanno bisogno di certezze e non di assistere a liti tra ministri che generano norme contraddittorie. Le decisioni assunte dalla Regione Lombardia sono in linea con i risultati dei dati sanitari lombardi delle ultime settimane. E sono in linea con quanto stabilito dalle Regioni confinanti, che ben prima della Lombardia hanno consentito l’aumento della capienza dei mezzi pubblici. Sorprende, quindi, che le forze di Governo contestino la nostra ordinanza ma non abbiano fatto altrettanto, a suo tempo, verso gli analoghi provvedimenti delle altre Regioni del Nord». «Le incertezze delle ultime ore segnalano una volta di piu’ - prosegue Terzi -, la mancanza di una regia a livello nazionale in grado di affrontare la complessità dei problemi. Penso al tema della scuola: con le limitazioni al riempimento dei mezzi c’è il serio rischio che gli studenti nemmeno arrivino in classe, dato che non è realisticamente possibile moltiplicare il numero di autobus o treni per il trasporto scolastico. L’ordinanza di Regione Lombardia va nella direzione di dare risposte anche da questo punto di vista: restiamo aperti al dialogo e alla volontà di trovare soluzioni condivise, ma non accettiamo attacchi strumentali e sconclusionati»

La reazione dei sindacati è di segno opposto: «Liberi tutti non è certo la soluzione al problema, Regione Lombardia ci ripensi»: lo chiedono Filt Cgil, Fit Cisl e Uilt Uil dopo l’ultima ordinanza che ripristina la possibilità di utilizzo al 100% dei posti sui mezzi pubblici. «Con le attuali norme i numeri dei passeggeri sono in graduale crescita, il rischio di una decisione del genere è che si faccia un passo indietro sulla fiducia nell’utilizzare il mezzo pubblico».

L’ordinanza, per i sindacati, «mette a rischio la salute di chi lavora e di chi utilizza il trasporto pubblico locale» ed è una «decisione per la quale non è chiaro quali siano le novità scientifiche o sanitarie che inducono la regione più colpita a ripristinare la capienza massima dei mezzi» e che «non incentiverà le persone a tornare ad utilizzare i mezzi pubblici che oggi ancora vengono utilizzati al di sotto del 30%».

Per i sindacati «sarebbe stato utile che provvedimenti per il contrasto all’epidemia avessero un carattere generale e coerente, soprattutto per il sistema dei trasporti che per sua natura è sovraregionale». «Ancora una volta - conclude la nota - tocca sottolineare come Regione Lombardia non abbia preso in considerazione le proposte che il sindacato cercando di mettere nelle condizioni le Agenzie di Trasporto di potenziare il sistema con bus turistici».


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