Pandemia lecchese Sono 527 i morti in più in cinque settimane
L’ospedale Manzoni di Lecco

Pandemia lecchese
Sono 527 i morti in più
in cinque settimane

Istat Impressionanti i dati dal primo marzo al 4 aprile. Da 343 del 2019 a 870 del 2020 in provincia di Lecco

Dal primo marzo al 4 aprile, cioè durante le prime cinque settimane di emergenza coronavirus, in provincia di Lecco si sono registrate 527 morti in più rispetto alle scorso anno.

A certificarlo sono le ultime rilevazioni Istat sui decessi in 25 comuni del territorio (pari al 56% degli abitanti), poi proiettate sull’intera popolazione. Un numero molto alto, in grado di fornire una prima stima indicativa dell’aggressività della malattia nel Lecchese, andando ben oltre al dato ufficiale diffuso ieri: vale a dire 338 persone morte per Covid da inizio emergenza, dato aggiornato al 14 di aprile e quindi comprendente anche i dieci giorni seguenti alle rilevazioni Istat.

La differenza

La differenza tra i numeri ufficiali e quelle fornito dall’Istituto di statistica è quindi di quasi duecento persone decedute, con buona approssimazione anch’esse a causa della malattia, che non sono state conteggiate a causa del fatto che non è stato loro eseguito il tampone. Ennesima riconferma di come anche per la nostra provincia i dati raccolti dalle Ats e dalla Regione descrivano solo parzialmente la situazione dei contagiati e delle morti a causa del coronavirus. Tornando alle rilevazioni Istat, lo scorso anno dal primo marzo al 4 aprile nel nostro territorio sono scomparse 343 persone, contro le 870 di quest’anno: 527 decessi in più per una crescita del 153%.

La maggiore incidenza si registra tra gli uomini, con un aumento delle morti del 166%, mentre per il sesso femminile l’aumento è del 141%.

Di queste 527 morti, che si può ipotizzare siano perlopiù dovute al Covid, il 44% (232 casi) ha riguardato persone con più di 85 anni, il 32% (170 decessi) persone tra i 75 e gli 84 anni, il 13% (67 casi) la fascia dai 65 ai 74 anni e per l’11% (58 vittime) l’età adulta, cioè tra i 15 e i 64 anni. Fortunatamente nessuna vittima da coronavirus si è registrata tra gli under 15. Una distribuzione anagrafica che certifica come il virus sia molto aggressivo per i nostri anziani, ma come possa colpire mortalmente anche fasce di età più giovani.

Particolarmente significativa è la crescita del numero di decessi con il passare delle settimane, diretta conseguenza dell’andamento esponenziale dei contagi che anche nella nostra provincia ha vissuto alla fine dello scorso mese. Infatti, se nelle prime tre settimane di marzo i decessi imputabili al Covid (calcolati come la differenza del numero di morti 2020 rispetto a quelli dello stesso periodo del 2019) erano stati 219 (per una media di 73 a settimana), nel periodo dal 22 al 28 marzo sono stati 107 e tra il 29 marzo e il 4 aprile addirittura 201.

A tal proposito, va anche tenuto conto del fatto che i decessi che si registrano sono da attribuirsi a contagi avvenuti circa un paio di settimane prima, ragione per cui c’è da attendersi che anche i prossimi dati Istat, che rileveranno le morti nelle prime due settimane di aprile, possano far stimare un numero ancora elevato di vittime da Covid.

Il capoluogo e oltre

Interessante il focus sulla città di Lecco, che fa registrare una crescita dei decessi percentualmente inferiore a quasi tutti gli altri comuni lecchesi di cui sono disponibili i dati. In città, infatti, dal primo marzo al 4 aprile 2019 erano scomparse 53 persone, contro le 95 di quest’anno, per un aumento del 79% (97% negli uomini e 58% nelle donne).

Tra le situazioni più critiche, quelle di Brivio, con i decessi passati da due a 29; di Calolzio dove si è passati da 14 a 55, di Costa Masnaga da tre a 17, di Olginate da quattro a 16 e di Verderio dove si è saliti da a un morto del 2019 a 18.


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