Padoan a Lecco   «non si investe più»
Gian Mario Fragomeli (a sinistra), deputato Pd, con il collega parlamentare ed ex ministro Pier Carlo Padoan

Padoan a Lecco

«non si investe più»

Ha incontrato imprese e sindacati : «Gli effetti deleteri della manovra li sconteremo anche nel medio periodo con una caduta di produttività»

La legge di Bilancio dei giallo-verdi non piace. Pollice verso delle imprese. Pollice verso dei sindacati e dei professionisti. L’unanime e convinta bocciatura è stata dichiarata dalle rappresentanze imprenditoriali e dei lavoratori in Camera di commercio nell’incontro con l’ex ministro e attuale parlamentare Pd, Pier Carlo Padoan che si è detto «confortato da tale uniformità di visioni».

Invitato dal collega onorevole e di partito Gian Mario Fragomeli, Padoan è venuto a Lecco per incontrare il mondo dell’economia e per un confronto sulla legge di Bilancio. In avvio di incontro, le osservazioni a quella che una volta era la Finanziaria, sono state espresse da Lorenzo Riva (presidente di Confindustria Lecco), Enrico Vavassori (componente del consiglio direttivo di Api Lecco), Angelo Belgeri (vice presidente Confcommercio), Antonio Rocca (presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti) e Diego Riva (segretario di Cgil, che ha parlato anche a nome di Cisl e Uil). Mentre Daniele Riva (presidente della Camera di commercio e di Confartigianato) ha presentato i numeri dell’economia lecchese. Riva ha colto l’occasione per una critica alla riforma delle Camere di commercio (varata dal governo Renzi) che «con una riduzione lineare degli enti e del diritto camerale ha penalizzato realtà virtuose come quella di Lecco».

Torniamo alla legge di Bilancio. Se i numeri del Pil dicono recessione tecnica, a preoccupare Padoan è soprattutto «la caduta della fiducia degli imprenditori, perché se non c’è fiducia non si investe e non si assume. E i modelli economici evidenziano che l’effetto espansivo sull’economia viene più dagli investimenti che dai consumi». Eccoci al nocciolo delle critiche alla legge di Bilancio: non c’è attenzione agli investimenti, nè a quelli pubblici, nè a quelli privati. «Questo vuol dire - ha ricordato l’ex ministro dell’Economia e delle Finanze con Renzi e Gentiloni - che gli effetti deleteri di questa manovra li sconteremo anche nel medio periodo: senza investimenti non cresce la produttività e l’efficienza di tutto il sistema, con il rischio di restare attardati rispetto a chi gli investimenti li fa».

Di fronte a una legge di Bilancio che aumenta le spese correnti e che - a detta dei critici - manca di una visione sul medio lungo periodo, Padoan ha sottolineato: «C’è una forte preoccupazione per il Paese e per la situazione economica che abbiamo di fronte. Durante i nostri governi - ha ricordato l’ex ministro - abbiamo avuto quattordici trimestri di crescita che sono venuti dopo la più grave crisi che l’Italia abbia mai avuto, fatta eccezione per i periodi guerra. Mentre ora l’Italia è in recessione tecnica con la prospettiva che anche il primo trimestre dell’anno chiuda con il segno meno».

L’ex ministro dell’Economia è andato pesante con le misure bandiera dei giallo-verdi: il reddito di cittadinanza e quota cento. «Il primo ha notato Padoan - è fonte di grande confusione perché mette assieme, in uno strumento di difficile applicazione, la soluzione a problemi quali la povertà, il lavoro, la formazione e il livello di competenze. Mentre quota 100 porta ad una aumento della spesa pensionistica senza che cia sia la sperata staffetta generazionale nel lavoro, perché - come oggi hanno ripetuto i rappresentanti delle imprese - chi oggi lascia la fabbrica ha competenze che i giovani non possono avere, con un conseguente, possibile impoverimento del nostro tessuto produttivo».


© RIPRODUZIONE RISERVATA