«Nei settori manifatturieri   proseguirà il trend positivo»
La ripresa si sta consolidando

«Nei settori manifatturieri

proseguirà il trend positivo»

Le previsioni: Secondo l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo nel 2019 il fatturato sarà pari a quello del 2007

Dopo un 2017 positivo, in questa prima parte del 2018 si registra un rallentamento della produzione industriale, anche se tuttavia il biennio 2018-2019 sarà di consolidamento della crescita.

La crisi ha selezionato le imprese lasciando in campo le più competitive e con gli addetti più qualificati.

Inoltre il calo della domanda interna frenerà le importazioni, mentre le esportazioni si stimano in crescita intorno al 3,5% medio annuo, a beneficio del saldo commerciale manifatturiero e nonostante le incognite dei nuovi venti di protezionismo. Dal 2018 tuttavia rallenterà il recupero sul fronte della redditività, poiché la selezione in atto tra le imprese e la trasformazione della base produttiva, che continueranno a caratterizzare anche il medio termine, attenueranno progressivamente i loro effetti positivi sul quadro finanziario, con stime sul Roi e sul Roe intorno, rispettivamente, al 9% e all’8% nell’orizzonte del 2022.

Sono alcuni punti dello scenario prossimo sull’industria manifatturiera messi in luce dal nuovo “Rapporto analisi dei settori industriali” curato dalla direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e Prometeia, secondo cui l’industria manifatturiera italiana consoliderà la propria crescita, a prezzi costanti, sia nel 2018 (+2,4%) sia nel 2019 (2,1%), con un fatturato che al termine del biennio si riallineerà ai valori del 2007. Sul periodo 2020-2022 «si assisterà a un graduale rallentamento del ritmo di crescita dell’attività al di sotto del 2%, coerentemente con un fisiologico ripiegamento ciclico della domanda».

Fra i settori, ad essere protagonista della crescita sarà soprattutto la meccanica, seguita da autoveicoli ed elettrotecnica. Nel miglioramento del saldo commerciale, atteso oltre i 115 miliardi di euro entro il 2022, l’apporto maggiore arriverà proprio dalla meccanica «che da sola – spiega lo studio – garantirà 11 dei 25 miliardi di incremento del surplus».

A fare la propria parte saranno tuttavia anche l’alimentare e la farmaceutica, «fino a pochi anni fa settori in deficit strutturale con l’estero». Un quadro che tuttavia potrebbe essere messo a dura prova da «un’eventuale escalation delle spinte protezionistiche che potrebbe modificare la geografia degli scambi mondiali».


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