Milano-Colico, la super

dei molti viadotti

Dove viaggia la paura

Il casoTante le limitazioni che sono state imposte ai Tir. Diversi i punti critici, da Isella alla galleria Monte Piazzo

La sensazione era stata forte già due anni fa, ma martedì è tornata a farsi sentire come un pugno nello stomaco altrettanto violento, legato a una consapevolezza disarmante: gli utenti della strada, tutti, sono fondamentalmente nudi quando passano sopra o sotto un ponte. Le 39 vittime e i dispersi - che ancora non si riescono a quantificare – di Genova, morti cadendo dalla campata del ponte “Morandi” sul torrente Polcevera, crollata all’improvviso, l’hanno ricordato anche a tutti i lecchesi che ogni giorno si mettono in viaggio muovendosi su gomma. Del resto, già sul finire dell’ottobre del 2016 la tragica morte – tristemente evitabile – di Claudio Bertini aveva mostrato questo nervo scoperto della viabilità del Belpaese, che negli ultimi anni ha dato mostra di sé in tante circostanze.

Un viaggio con incognite

In particolare, è scorrendo lungo la SS36 che lo sguardo verso l’alto crea qualche ansia. Uscendo dalla Provincia di Monza Brianza ed entrando in quella lecchese, infatti, sono diversi i cavalcavia che dopo la tragedia di due anni fa sono vietati ai mezzi con massa superiore alle 44 tonnellate. Oltre a quello di Gaggio di Nibionno, infatti, ci sono i ponti di Bosisio Parini e Suello, che gli enti locali (Comuni e Provincia) hanno limitato proprio dopo il 28 ottobre 2016.

Il divieto, qui, pare essere sostanzialmente rispettato (cosa che, invece, non accade sul vecchio ponte che collega Calolzio con Olginate, dove la limitazione vige da diversi anni ma sul quale ancora oggi quotidianamente passano decine di mezzi pesanti non autorizzati), mentre ad Annone i lavori, appaltati sul finire dello scorso anno, procedono lentamente.

La ricostruzione del viadotto costato la vita al 68enne civatese ha subito infatti qualche settimana di ritardo per una serie di questioni burocratiche (in particolare l’ottenimento delle certificazioni relative all’assenza di bombe inesplose in zona) ed è ripresa solo da qualche settimana, con la speranza che – pause estive a parte – possa procedere spedito verso la riapertura.

Il cavalcavia di Isella

Resta chiuso, invece, il cavalcavia di Isella, a Civate, risultato inadeguato in occasione dei controlli che, dopo Annone (una sorta di spartiacque per le infrastrutture lecchesi), sono stati effettuati sui viadotti lecchesi.

Una situazione di potenziale pericolo rimbalzata nuovamente, in questi giorni, sui media nazionali: Isella è stato infatti inserito tra i principali ponti a rischio in Italia, considerate le segnalazioni di caduta di calcinacci giunte negli ultimi anni. In ogni caso, il bando di gara per demolizione e ricostruzione della struttura è stato pubblicato il mese scorso. Entro la fine del 2019 si potrebbe riottenere questo collegamento.

Continuando a salire verso Colico transitiamo sotto il cavalcavia di Dervio, località Monastero: qui, nei mesi scorsi, sono stati notati segni di cedimento nelle strutture di cemento armato.

Ma prima di arrivare al Trivio di Fuentes c’è un’altra infrastruttura che continua a creare preoccupazione e grattacapi: la galleria Monte Piazzo. Già oggetto di un pesante e oneroso restyling un lustro fa per bloccarne la transizione verso il lago, recentemente alcuni utenti della strada hanno rilevato distacchi dalla volta. Si è parlato di impatto con un mezzo pesante, ma la preoccupazione resta.

E’ con queste condizioni che quotidianamente si confrontano anche gli autotrasportatori. Ce ne sono alcuni, in particolare, che dal “Morandi” di Genova sono passati regolarmente, negli ultimi decenni: i dipendenti dell’azienda Battazza di Olginate.

«Dire che quell’autostrada non sia stata adeguatamente manutenuta è un’eresia: c’erano cantieri ogni giorno, tanto che per poter passare con i nostri trasporti eccezionali dovevamo concordare il giorno con la direzione – ha commentato il vicepresidente Fernando Battazza, esponente del Fai Lecco-Como -. Credo che a incidere su quel crollo sia stata una serie di concause, ma che fosse un ponte con delle criticità si sapeva da anni. Del resto, ci passavano migliaia di tir quotidianamente: la costruzione della “Gronda” avrebbe aiutato».

Venendo invece alla situazione lecchese, Battazza ha voluto rimarcare che «le nostre strutture sono sottocapienti, sono tutt’altro che nelle condizioni migliori, ma si cerca di conviverci in attesa che qualcuno ci metta mano».

Ora, però, Battazza ha un timore. «In Lombardia sui trasporti eccezionali si sta trovando la quadra: si sa dove passare, diversamente da un anno fa. Mi preoccupa però cosa accadrà ora: dopo Genova porranno vincoli più stringenti ai mezzi pesanti e faremo sempre più fatica a ottenere le autorizzazioni per gli eccezionali. Bisognerà tenere presente che bloccando il trasporto su gomma (su cui si muove il 90% delle merci in Italia) si blocca l’intera economia».

Enrico Pozzoni, presidente di Consaut, ha rilevato invece la condizione di inadeguatezza delle infrastrutture stesse rispetto ai carichi. «Nel Lecchese di ponti non ce ne sono tanti, per fortuna. Quelli sulla SS36 e buona parte degli altri sono già giustamente vietati ai trasporti più pesanti, mentre quello più malconcio è crollato ed è in ricostruzione. Certo è che forse chi concedeva e concede le autorizzazioni per i trasporti eccezionali forse non ha ragionato sulle concrete capacità di certi viadotti, come Annone, concedendo un transito eccessivo».

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