Lecco.«Si potrebbe iniziare

dai lavori pubblici e nelle scuole»

Edilizia: Arnaldo Redaelli è il presidente nazionale di costruttori in Confartigianato

Lecco.«Si potrebbe iniziare dai lavori pubblici e nelle scuole»
Arnaldo Redaelli

«Le imprese scalpitano: c’è grande voglia, ma anche la necessità di riprendere. Non abbiamo fatto richieste al Governo per permetterci di ripartire e aspettiamo le indicazioni, ma auspichiamo che ci sia un allentamento delle restrizioni e che vengano resi strutturali provvedimenti in grado di incentivare i privati. Il rischio è che quando sarà possibile lavorare i cittadini preferiscano aspettare, prorogando nei fatti il blocco attuale».

Arnaldo Redaelli, presidente nazionale degli artigiani edili di Confartigianato, è convinto che sia necessario consentire la riapertura almeno di una parte dei cantieri. A scartamento ridotto e ovviamente con tutti gli accorgimenti del caso, ma bisogna riattivare il settore.

«In occasione del primo Dpcm abbiamo concordato con la necessità di chiudere, perché non saremmo stati in grado di garantire la sicurezza dei lavoratori – ha affermato -. Ora, però, c’è grande voglia di ripartire, nonostante le oggettive difficoltà legate al rispetto del distanziamento. In uno stabilimento il controllo delle distanze è più facile, mentre in un cantiere, per le sue stesse caratteristiche, probabilmente lo è meno. Ma abbiamo sottoscritto coi sindacati il protocollo sulla sicurezza e siamo pronti a metterlo in pratica nel modo più attento possibile, anche se si tratta di regole complesse. Vorrei comunque che fosse possibile fare un test a tutti gli addetti, prima della ripresa, per poter ripartire con più certezze».

Gli edili di Confartigianato, dunque, ribadiscono l’esigenza di iniziare ad allentare le misure restrittive, scegliendo gli ambiti dai quali le costruzioni possono ripartire. «Si può puntare sulla manutenzione nelle scuole e sui lavori pubblici che consentono di operare senza che siano presenti altre persone oltre ai lavoratori. Oppure, ancora, in cantieri dedicati alla costruzione di edifici. Più difficile, invece, il tema delle ristrutturazioni: si pensi all’appartamento, nel quale restano i proprietari. E come prenderanno, gli altri inquilini, l’accesso dei lavoratori nelle parti comuni? Sono tutte criticità che bisogna affrontare».

Il rischio, tuttavia, non è solo questo: il pericolo è infatti quello di finire in un vortice dal quale non si riesca ad uscire neppure quando il Governo concederà il proprio nulla osta.

«È fondamentale evitare che il pessimismo generato dalla pandemia ricada anche sui clienti, che scelgano di aspettare a investire nell’edilizia fino a che “sarà passato tutto”. Vorrebbe dire protrarre il blocco totale, perché l’edilizia non è come un negozio, che quando riapre può tornare a vendere subito».

Per questo serve anche un contributo strutturale da parte dello Stato. «Sarebbe importante che interventi come i bonus ristrutturazioni, quello sulle facciate e sull’efficientamento energetico diventassero più strutturali, per stimolare i clienti a continuare i lavori».

© RIPRODUZIONE RISERVATA