Lecco,orari ridotti in posta  «Ma non basta ancora»
L’ufficio postale di viale Dante, dove pochi giorni fa un dipendente era stato ricoverato dopo un malore legato al coronavirus

Lecco,orari ridotti in posta

«Ma non basta ancora»

Emergenza I sindacati sono preoccupati per la salute. «Poche dotazioni ai medici, figuriamoci ai portalettere»

Nessuna chiusura generale, in quanto si tratta di un servizio classificato come essenziale dal Governo, ma gli orari sono stati ridotti e l’attività degli uffici secondari sospesa. I sindacati, però, chiedono che si adotti una soluzione definitiva, per mettere in sicurezza tutti gli operatori.

Tra i dipendenti di Poste Italiane, a maggior ragione dopo il decesso di due colleghi bergamaschi, la paura è aumentata ulteriormente anche in provincia di Lecco, dove tra l’altro il primo contagiato ufficiale è risultato essere, ormai una ventina di giorni fa, proprio un postale.

La società ha adottato una serie di misure per andare incontro alle esigenze di sicurezza del personale e dei clienti, modificando gli orari di apertura di tutti gli uffici lecchesi: è prevista la chiusura dei turni pomeridiani negli sportelli che aprivano l’intera giornata e l’apertura a giorni alterni di tutti gli altri.

Misure insufficienti

Per i sindacati, però, questo non è sufficiente. «I lavoratori sono molto preoccupati per la situazione ma anche per la gestione di questi ultimi 15 giorni. Alcuni nostri colleghi stanno lottando contro questo tremendo male, altri sono in quarantena preventiva ed hanno in alcuni casi perso i loro cari – ha affermato Antonio Pacifico, Slp Cisl -. Il nervosismo, la stanchezza e la paura sono tangibili e comprensibili, in questo quadro molto complicato in cui bisogna coniugare la necessità di tutelare la salute con quella di garantire un servizio primario. La società ha accolto alcune richieste dei sindacati, con riduzione di orari complessivi. Solo due uffici in provincia resteranno aperti sei giorni (dovrebbero essere Lecco e Merate), mentre altri 81 saranno aperti a giorni alterni e una decina di sportelli secondari (come Rossino a Calolzio e Beverate a Brivio) chiuderà».

La nota dolente, però, è il recapito, che a fronte di un personale quantitativamente ai minimi termini ha registrato un picco nella consegna di pacchi in funzione degli acquisti effettuati online dai cittadini. «Nel recapito i ragazzi sono allo sbando. Le dotazioni di sicurezza non sono sufficienti per i medici, figuriamoci per i portalettere. E’ saltata tutta l’organizzazione: a questo punto servirebbe un intervento forte del Governo, che dovrebbe chiudere tutto. Perché se da un lato ci sono servizi importanti erogati dagli uffici, dall’altro i cittadini devono capire che devono venire in posta solo se è una questione urgente. Il resto si può fare con l’app o si può rimandare. La vita è una sola».

Solo operazioni importanti

Un invito, quello a rinviare tutte le operazioni che non siano di vitale importanza, condiviso anche da Poste Italiane, che ha spiegato di non poter decidere in autonomia una chiusura totale degli uffici, proprio perché il Governo ne ha indicato il servizio come essenziale. «Quello che abbiamo potuto fare, in condivisione con Agicom, è stato modificare l’offerta attuando una diversa organizzazione, con riduzione degli orari e, in qualche caso, la chiusura di uffici – ha fatto sapere la società -. La serrata non è un’opzione che possiamo valutare autonomamente: per attuarla sarebbe necessaria un’indicazione governativa. Dovesse arrivare, ci adegueremmo. Il personale è in sofferenza: la situazione di emergenza si riflette inevitabilmente anche sul nostro organico. Abbiamo comunque preso tutte le misure del caso per tutelare la salute dei nostri lavoratori».Fondamentale, vale la pena ribadirlo, evitare di andare ovunque per operazioni banali.


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