Lecco. Vertenza Teva  Cassa integrazione: l’accordo
I dipendenti della Teva di Bulciago hanno comunque deciso di mantenere il presidio ai cancelli aziendali

Lecco. Vertenza Teva

Cassa integrazione: l’accordo

Definite le modalità anche economiche, sindacati soddisfatti: «Per i dipendenti perdita minima» - Parti ora impegnate a dare continuità allo stabilimento

Una Pasqua relativamente buona, per i lavoratori di Sicor Teva.

La multinazionale farmaceutica israeliana ha raggiunto l’altro giorno l’accordo con i sindacati per l’applicazione degli ammortizzatori sociali ai 109 dipendenti del sito produttivo di via Provinciale a Bulciago, del quale lo scorso febbraio aveva preannunciato la chiusura.

«Sulla cassa integrazione straordinaria - riferiscono Nicola Cesana per Cgil Lecco e Celeste Sacchi, Uil - abbiamo chiuso con soddisfazione un accordo che prevede una consistente integrazione da parte dell’azienda. Ciò consentirà ai dipendenti di perdere poco rispetto al proprio reddito, nel corso di tutti i dodici mesi di cassa. Pertanto - sottolineano le organizzazioni sindacali - la retribuzione resterà costante, per l’intero periodo, sia nei primi mesi, sia nel secondo semestre e, inoltre, sia che frattanto venga individuato l’acquirente, come noi speriamo, sia infine nell’eventualità di non vedere condotta in porto l’operazione, ma quest’ultima - rimarcando Cgil e Uil - è una eventualità che non ci accingiamo nemmeno a considerare».

I sindacati insistono sulla cessione del sito, rispetto al quale già hanno ottenuto - ai tavoli anche con le istituzioni territoriali - di vedere sovvertita l’idea iniziale di Teva: originariamente, l’azienda era determinata a smantellare lo stabilimento. Della vendita, invece, si è tornati a parlare ancora negli ultimi incontri, a latere del tema principale, che erano appunto gli aspetti economici della cassa integrazione straordinaria. Stando alle informazioni che trapelano, gli interessamento da parte di potenziali acquirenti sarebbero abbastanza numerosi: più dei due che hanno già intrapreso sopralluoghi. Dita incrociate, da parte dei lavoratori e delle loro rappresentanze, affinché la multinazionale si riveli alla fine disposta a considerare offerte prevedibilmente al ribasso,

Tutti i buyer partiranno facilmente da un paio di presupposti, per abbassare il prezzo: cioè, la disponibilità ad accollarsi un sito che l’attuale proprietà stessa dava ormai quasi per dismesso; e il delta in termini di mancate spese, che Teva andrebbe a realizzare risparmiandosi lo smantellamento (certamente molto oneroso) dell’impianto. La preoccupazione, in questa fase, è interamente della pubblica amministrazione, per il parallelo rischio che un simile impianto, se messo sul mercato a prezzo relativamente accessibile, possa fare gola a investitori del settore non soltanto farmaceutico, con future lavorazioni che magari non sarebbero più sottoposto (come, invece, Teva) alla “legge Seveso”, ma con lavorazioni potenzialmente comunque inquinanti e minori cautele.

L’agenda della multinazionale, frattanto - condivisa coi sindacati - prevede la prosecuzione della produzione di almeno una molecola, per circa cinque mesi, all’interno dell’impianto Teva di Bulciago; in parallelo, una finestra di quasi nove mesi durante i quali individuare i buyer che facciano seguire, alle manifestazioni d’interesse, anche il concreto scambio, sempre più approfondito, di informazioni e atti, sino a giungere alla formulazione di un’offerta economica che, se accolta da Tel Aviv, garantirebbe il futuro occupazionale per i circa 109 lavoratori. Questi ultimi si riuniranno in assemblea con le organizzazioni sindacali la settimana prossima, martedì e mercoledì; torneranno al tavolo con Teva venerdì. Nel frattempo, il presidio permanente all’esterno della fabbrica continua, prevedibilmente finché non emergeranno elementi concreti circa la reale disponibilità della multinazionale a trattare per la cessione.


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