Lecco. «Venti giorni    per battere il mostro»
Daniele Blaseotto (primo a destra) sulla panchina del Lecco, Blaseotto è medico di famiglia a Castello

Lecco. «Venti giorni

per battere il mostro»

Daniele Blaseotto è medico di famiglia a Castello: «Sono stato sotto casco C Pap e ho perso una ventina di chili»

Dopo 22 giorni di calvario è tornato a casa. Si è ripreso dopo una lotta durata dal 13 marzo fino a venerdì scorso 3 aprile.

È un medico di base, uno dei tanti piccoli-grandi eroi dei nostri tempi. Uno che si proteggeva, che non faceva certo lo spavaldo o che si buttava a capofitto in mezzo ai malati di Covid 19. Eppure Daniele Blaseotto, medico di medicina generale conosciutissimo a Castello, dove ha lo studio, e medico bluceleste da tempo immemore (da questa stagione però era a contatto solamente con le giovanili e non con la prima squadra), ha preso il coronavirus.

E ora è tornato a casa. Sollevato nel fisico e nel morale da una lotta che non si immaginava così dura. Ecco perché l’argomento mascherine lo tocca in prima persona. «Non si dormiva, si mangiava zero perché non si aveva per niente appetito. Poi i primi dieci giorni li ho passati a letto con la febbre e con la mancanza di respiro. Sono stato sotto casco C-Pap per tutto il tempo e ora tornare a casa è un’altra cosa. E meno male che ho un bel terrazzo per respirare e recuperare aria pulita. Intanto, però, avrò perso 18-20 chili… Ma io ce l’ho fatta». Altri non sono stati così “fortunati”.

Le mascherine servono, certo. Ma non sono l’unica prevenzione possibile: «Innanzitutto prima di dire a tutti di coprirsi naso e bocca, con mascherine in primis o in qualsiasi altro modo – spiega Blaseotto – il consiglio è di stare distanti. La mascherina, o la sciarpa, servono solo nel caso in cui tu stia a una distanza maggiore di un metro. L’unico scopo delle mascherine è far barriera alle tue goccioline perché non vadano a infettare un’altra persona».

Ma è proprio vero che basta un foulard o una sciarpa per fare da barriera? «Adesso che man mano si troverà il modo di trovare delle mascherine, visto che sembra stiano finalmente arrivando, consiglio di andarle a prendere. Il foulard? È una extrema ratio. Serve se ti vengono dei colpi di tosse o degli starnuti per non “colpire” chi ti sta di fronte, ma a poco più. Il virus non lo filtri con questo metodo. Di sicuro neanche con la mascherina chirurgica riesci a fermare il virus, ma è già una protezione efficace se si sta distanziati da chi potrebbe avere il Coronavirus. Le altre mascherine, quelle veramente filtranti, le lascerei solo a medici e infermieri».

Anche perché dalla “valvola-filtro”, esce, nel caso si sia positivi al Covid-19, un bel soffio di virus, nel caso di maschere professionali tipo Ffp2 o Ffp3.

Ma il dottor Blaseotto, cuore bluceleste, non ne fa una questione di mascherine: «Impossibile capire dove io l’abbia preso – ammette sconsolato - Ho lavorato fino all’ultimo giorno, ovvero il 13 di marzo, quando poi sono stato ricoverato. Andavo a visitare solo persone anziane non autosufficienti che avevano la febbre, con guanti, mascherina, e tutte le precauzioni possibili e non casi sospetti di Covid 19, per cui non ho mai capito chi me l’abbia passato. Ma proprio per quello dovete fare attenzione: pur avendo adottato tutte le cautele, io l’ho preso. Per cui state attenti».

L’invito più pressante non è solo quello di coprirsi il volto: «Il mio invito è a rispettare le distanze. Quello che conta è stare almeno un metro, ma farei anche di più, dalle altre persone. La mascherina serve e non serve se non si rispettano le distanze, se non ci si lava le mani ogni volta che si è toccato qualcosa, se ci si tocca naso, occhi e bocca. È un virus davvero cattivo, questo. Tutti assieme, cerchiamo di non prenderlo sottogamba».


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