Lecco. Ruolo dell’impresa  «Non solo profitti»
Antonio Calabrò, il secondo da destra, all’incontro in Camera di Commercio

Lecco. Ruolo dell’impresa

«Non solo profitti»

L’analisi di Calabrò, direttore di Fondazione Pirelli - Le aziende che cambiano: «In corso una trasformazione. I valori sono innovazione positiva, solidarietà e sociale»

L’impresa come soggetto politico attivo, in grado di portare avanti progetti, strategie economiche, sociali, culturali per essere motore del cambiamento.

È questa l’idea presentata da Antonio Calabrò, direttore della Fondazione Pirelli, vicepresidente di Assolombarda e giornalista economico di lungo corso, nel suo libro “L’Impresa Riformista”. Nell’incontro organizzato dall’associazione La Semina con alcuni dei rappresentanti del mondo imprenditoriale e sindacale lecchese, Calabrò ha illustrato il ruolo di impresa e imprenditori come attori consapevoli dei processi di innovazione che dall’economia si allargano alla società. «In una stagione di crisi delle democrazie liberali e delle relazioni tra democrazia e cultura di mercato – ha spiegato Calabrò – sarebbe riduttivo pensare all’impresa esclusivamente come a una macchina che genera profitto. Ecco perché diventa rilevante parlare di impresa riformista, di un soggetto che vive nella società e che contribuisce a determinarne le trasformazioni basandole su un sistema di valori d’innovazione positiva, attenzione ambientale, solidarietà, responsabilità sociale».

L’impresa dunque come risorsa fondamentale in tempi di tensioni, rancori, ascensore sociale bloccato e disuguaglianze: «Sta purtroppo crescendo nel Paese un diffuso clima anti-imprese che trova alimento in ambienti di governo. Sull’impresa sono state caricate una serie di responsabilità negative dalla grande crisi in poi; si sono utilizzati termini di grande volgarità come “prenditori” di risorse, ma la crisi è stata frutto della rapacità finanziaria, di chi accumula soldi in un brevissimo periodo senza che però corrispondano a una reale produzione di ricchezza. La fabbrica invece lavora con tempi e orizzonti lunghi, quelli dell’economia reale».

Per Calabrò l’impresa è uno dei motori sociali che nel nostro Paese funziona ancora: «In un’impresa il valore è il saper fare: competenza, ricerca, innovazione, rischio, voglia di cambiare. L’impresa è stata il luogo in cui si sono scoperti diritti e doveri che stanno alla base della nostra cittadinanza. Penso alle migrazioni interne degli anni ’50 e ’60: le fabbriche erano i luoghi dove ritrovare una dignità che era legata al lavoro e ai processi di cittadinanza».

Ma le aziende hanno anche bisogno di una buona politica: «Oggi c’è un clima sbagliato, in contrasto con gli interessi di fondo dell’Italia. Si critica la politica quando non fa la politica, quando vende paura invece di costruire il futuro». L’impresa deve però essere riformista: «Questo termine traduce un’attitudine lunga, lenta e paziente, non è gloriosa, non ci di può fare un tweet. Il libro vuole essere sintesi tra la fabbrica, cioè il luogo in cui si crea benessere e il riformismo, inteso come attitudine a costruire una società differente. Esempi sono stati Agnelli e Ford per le auto, con loro divenute bene di massa, Olivetti nel volere una nuova architettura industriale che rendesse la fabbrica luogo di incontro, dialogo e bellezza e Pirelli nel costruire un pezzo di società e di welfare attorno alla propria impresa, così come successo a Lecco con la Fiocchi».


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