Lecco. Ricetta anti rincari
«Più lavoro nei week end»

Bollette salate: nuovi orari al laminatoio del Caleotto, si aumenta la produzione quando l’energia è meno cara - Giovanni Pasini: «Il problema resta e incide sui margini»

Lecco. Ricetta anti rincari «Più lavoro nei week end»
Il laminatoio dell’Arlenico Caleotto è una delle imprese storiche di Lecco

Il caro energia si è abbattuto sulle aziende. A fare le spese sono soprattutto le realtà energivore, come quelle che operano nell’acciaio, che si stanno trovando in difficoltà nel fronteggiare rincari che hanno assunto dimensioni insostenibili, tanto da spingere alcune realtà a ragionare o attuare fermate produttive.

A Lecco, il management del Caleotto ha dovuto trovare soluzioni adeguate a questa esigenza e, grazie anche alla disponibilità del personale, ha spostato parte dell’attività produttiva dai feriali al fine settimana.

«Stiamo riscontrando un incredibile aumento dei costi dei vettori energetici e la causa principale è l’aumento del prezzo del gas – ci ha spiegato il presidente di Caleotto e consigliere delegato del Gruppo Feralpi, Giovanni Pasini -. La crisi geopolitica in atto tra Russia e Nato in questo scenario ha il suo peso, ma ci sono pure la coda fredda dell’inverno, la siccità in Cina. Insomma, una serie di motivi che hanno provocato una domanda internazionale di metano molto forte».

Il quadro è complesso e ha avuto ripercussioni pesanti sulle imprese e sulle famiglie.

«Per le nostre aziende, la principale materia prima oltre al rottame è proprio l’energia elettrica. Durante tutto l’anno scorso abbiamo registrato un incremento continuo dei prezzi, ma è stato a settembre, e poi in modo ancora più forte a dicembre, che si sono verificate accelerazioni nelle quotazioni. Tanto che si sono toccate punte di 400 euro per Mwh. Le bollette si sono moltiplicate, arrivando a fine anno a livelli 4 o 5 volte superiori a quelle di un dicembre “normale”, sia per quanto riguarda il metano che l’energia elettrica».

In tale contesto viene inevitabile pensare che a fare le spese di questi aumenti siano alla fine gli elementi più a valle della filiera, ma non è esattamente così.

«Come gruppo abbiamo due distinti business. Per quanto riguarda l’acciaio per l’edilizia, venduto a magazzino, abbiamo cercato e in parte siamo riusciti a ribaltare gli aumenti sui clienti. Invece, sul fronte degli acciai speciali si lavora con una produzione su commessa e gli ordini sono spesso trimestrali se non più “lunghi”. In questo senso ci siamo trovati esposti a questo aumento senza la possibilità di proteggere i nostri margini. Avevamo già contrattualizzato la vendita e l’escalation dei costi ha eroso in modo consistente il nostro guadagno. Questo ha portato il Caleotto a chiudere un trimestre decisamente negativo. Anche qui abbiamo cercato di ribaltare gli aumenti sui prezzi dei nuovi ordini, ma ci siamo riusciti solo parzialmente perché la filiera, negli acciai speciali, è molto lunga e a loro volta i nostri clienti faticano a scaricare a valle i rincari. Dunque abbiamo praticato aumenti, ma in maniera limitata rispetto a quelli che abbiamo subito».

L’impennata dei costi energetici ha spinto il gruppo Feralpi a studiare una riorganizzazione del lavoro, al fine di compensare l’incremento dei prezzi con un minore utilizzo nelle ore “di punta”.

«A fronte della contrazione dei margini abbiamo deciso di ridurre e modificare le turnistiche di lavorazione. A Lecco siamo partiti dopo la pausa invernale con una settimana di ritardo rispetto al programma: la ripresa ha avuto luogo il 17 gennaio anziché il 10. Inoltre abbiamo ragionato sulla possibilità di lavorare in ore in cui il costo energetico è più basso e abbiamo rimodulato i turni di conseguenza. Si lavora molto più nel fine settimana, il sabato e la domenica, e si resta fermi durante alcune ore centrali del giorno. Spesso le ore più costose sono quelle del tardo pomeriggio, dal tramonto in avanti».

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