Lecco. «Regole da scoprire»   Pub pronti ad aprire ma regna l’incertezza
Nuove distanze e misure igieniche molto restrittive sono previste nei pub della città (Foto by Foto Menegazzo)

Lecco. «Regole da scoprire»

Pub pronti ad aprire ma regna l’incertezza

Da lunedì: il testo del decreto non è stato divulgato Valsecchi (Shamrock): «Dovremo ridurre la capienza. Ma nessuno ci ha spiegato con precisione cosa fare»

In attesa del decreto. I bar e i ristoranti, ma anche tutti i negozi che, in teoria, potrebbero aprire da lunedì prossimo, si preparano. Nell’incertezza, naturalmente, come successo per tutta la durata di questa emergenza che ancora non è finita. Incertezza sulle misure di distanziamento (il decreto manca), sulle sanificazioni, sul materiale da usare… Marco Valsecchi, titolare dell’Irish pub “The Shamrock”, fa, come tutti, quel che può per farsi trovare pronto all’eventualità di poter aprire.

«Sappiamo solamente che per rispettare le norme che sono state preannunciate, ma mai davvero spiegate, dovremmo ridurre di molto la capienza dei nostri locali – ammette il titolare – Io per esempio dovrò passare da circa settanta coperti a meno di trenta. Dei diciassette tavoli che avevo prima del covid, ne “schiererò” solamente sei. E al bancone invece della ventina e passa di persone che si assiepavano prima di questa crisi, ne terrò tre, forse, ma neanche quelli probabilmente. In realtà non si sa nulla. Prima di chiudere non si poteva servire nessuno al bancone… ora vedremo».

Il plexiglass non lo metterà: «Snaturerebbe completamente lo spirito del locale e non porterebbe neanche dei benefici. Se ti siedi al tavolo con tua moglie, il plexiglass non serve. Serve solo se sei a pranzare con un’amica, ma per la privacy nessuno può chiederti con chi sei seduto, se con tua moglie o con un’amica. Forse lo metterò alla cassa, se sarà necessario».

Problema menu e materiale con cui viene a contatto il cliente: «Tovaglie e posate saranno usa e getta. E per il menu stiamo attrezzandoci con una app per palmare e cellulare sul quale ordinare. Ma nel frattempo useremo menu “usa e getta”».

L’altro problema sarà tenere accesa la televisione per gli eventi, le partite, i concerti. E i concerti dal vivo non si potranno più fare: «Chiaro che per una capienza di 20-25 persone, tenere gli abbonamenti alle televisioni a pagamento, sarebbe quasi un suicidio. Perché pagare le cifre che si pagavano prima per incassi che saranno un terzo se non un quarto di prima, non sarebbe conveniente. Tutti quelli che nei locali si connettevano con eventi e partite in pay per view o in abbonamento, dovranno confrontarsi con questo problema… Ecco perché i nostri problemi sono anche problemi della filiera che serve tutti i locali pubblici».

Per il resto gel disinfettanti, guanti e mascherine per i dipendenti. E sanificazione a ogni cambio di tavolo: «Il sanificante dovrebbe essere spruzzato sul tavolo ma si dovrà aspettare anche un certo tempo prima di far accomodare i prossimi ospiti. Il che provocherà la necessità di provvedere a una turnazione oppure alla prenotazione obbligatoria». Inoltre si perderà tutta la clientela propria di un pub, cioè quella che stava in piedi, boccale alla mano, perdendo l’atmosfera: «In Irlanda nei pub pochi si siedono. La tendenza era chiacchierare al bancone con una pinta di Guinness in mano. Ci sarà il problema di spiegare le cose anche ai turisti stranieri anche perché le norme non sono uniformate per tutta l’Europa. E da noi probabilmente saranno anche più stringenti». In questo aiuterà la cartellonistica: «Ci sono già diversi cartelli da stampare e altri ne faremo noi, in stile irlandese, un po’ ironici. Ma c’è poco da ridere».


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