Lecco. Monsignor Cecchin  «Il dolore innocente, tante domande»
Il cardinale Gianfranco Ravasi

Lecco. Monsignor Cecchin

«Il dolore innocente, tante domande»

Cortile dei gentili. La testimonianza del prevosto «Nella mia vita ho avuto almeno due momenti difficili, sofferenze che ho superato con il dono della fede»

Il dialogo tra credenti e non credenti è al centro del “Cortile dei gentili”.

Per due giorni, il 10 e l’11 giugno, con la presenza del cardinale Gianfranco Ravasi e di molti personaggi di rilievo, ci si confronterà sul “dolore innocente”. Un tema eticamente di grande rilievo su cui saranno chiamati ad esprimersi filosofi, giornalisti, studiosi e testimoni del grande mistero della sofferenza. Monsignor Franco Cecchin, prevosto di Lecco, è particolarmente contento di questo appuntamento lecchese. «Mi sembra molto opportuna per Lecco una due giorni come quella del “Cortile dei gentili” – ci dice il prevosto -. La nostra città ha una grossa tradizione nel campo dell’associazionismo solidale e del volontariato, c’è in questo campo una storia precisa che affonda le sue radici nel tempo, per cui il confronto in un’occasione come quella che vedrà, al Polo lecchese del Politecnico, il cardinale Gianfranco Ravasi, mi sembra molto importante».

In particolare, il dialogo tra credenti e non credenti è oggi uno dei punti fermi di Papa Francesco: «Il “Cortile dei gentili” ha come scopo fondamentale quello di mettere a confronto chi crede e chi invece non ha questo dono. Questo è quanto mai in sintonia con quella “Chiesa in uscita” di cui ha parlato Papa Francesco. La Chiesa cattolica, oggi, non deve arroccarsi in difesa di chissà che cosa ma anzi deve aprirsi all’incontro con ogni uomo e donna siano essi credenti, non credenti o agnostici. La Chiesa deve essere in dialogo con il cammino degli uomini, in particolare quando si ha a che fare con argomenti morali essenziali come quello del “dolore innocente”».

Parlare del dolore che affligge i più piccoli è sempre qualcosa di molto difficile e delicato, ma è anche un argomento che interroga tutti: «Il tema del “dolore innocente” è di una straordinaria attualità, nel senso che richiama tutti a riflettere sul significato delle nostre esistenze. Ci richiama a confrontarci su qualcosa di fronte al quale non si hanno risposte. E queste riflessioni vanno fatte, non si può pensare che a tutto ci sia una risposta».

In questo senso monsignor Cecchin ha anche vissuto delle esperienze personali: «Sono stati due i momenti della mia vita che mi hanno messo di fronte a quel dolore. La prima quando è morto mio fratello, quando aveva solo vent’anni. La seconda quando, per un errore in sala parto, una mia cugina ha avuto un bimbo con una grave forma di tetraparesi spastica. In quell’occasione devo confessare che non ho avuto il coraggio di andare subito a trovare i miei parenti. L’ho fatto un mese dopo. Sono andato a casa loro e lì ho celebrato la messa. Di fronte ad un dolore così grande, si ha la netta consapevolezza di come Dio sappia dare senso anche a ciò che apparentemente senso non ha».

E il nostro prevosto ha anche una parola per chi, nelle sofferenze degli innocenti, vede un buon motivo per negare l’esistenza di Dio: «Chi non riesce ad accettare il “dolore innocente”, chi lo interpreta come la negazione di Dio, dovrebbe riflettere su quel grande mistero che è la libertà che Dio ci dona. Un libertà che può essere usata bene o male ma che dovrebbe richiamarci ai concetti di solidarietà e responsabilità nei confronti degli altri».


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