Lecco. Meccanica in difficoltà  «Nel 2020 non ci sarà il rilancio»
Enrico Azzaro

Lecco. Meccanica in difficoltà

«Nel 2020 non ci sarà il rilancio»

Il bilancio di Enrico Azzaro, segretario della Uilm: rallentamento complessivo, frenata della domanda

«La metalmeccanica lecchese ha chiuso l’anno con le note difficoltà, ma il 2020 non sarà un anno di rilancio: ci attendono dodici mesi di transizione, in attesa della ripresa».

A tracciare un bilancio delle condizioni di salute dell’economia lecchese è Enrico Azzaro, segretario della Uilm, che con i lavoratori delle aziende del comparto ha vissuto un anno contrastato, nel corso del quale sono tornate a far capolino difficoltà che si sperava (almeno fino all’estate 2018) di poter considerare superate.

«Dal secondo trimestre dello scorso anno si è registrato un rallentamento complessivo del sistema industriale lombardo che ha pesato in modo sensibile sull’asse Lecco-Bergamo-Brescia – ha commentato il sindacalista delle tute blu Uil -. Questo è dovuto a diversi fattori, uno dei quali è costituito dalla frenata della domanda dalla Germania. Del resto, un terzo del fatturato del manifatturiero lecchese è legato proprio al mercato tedesco, a testimonianza del fatto che le nostre imprese sono fortemente integrate come fornitori di prodotti intermedi e beni capitali. Quindi, se la produzione manifatturiera tedesca frena, le ricadute sulle esportazioni e sul valore delle lavorazioni sono impattanti».

Un altro elemento di criticità, secondo Azzaro, si rileva nel settore siderurgico ed è legato alla ciclicità della lavorazione e trasformazione dell’acciaio, che «spesso è anticipatrice degli andamenti congiunturali di molti profili industriali su grande scala, come l’automotive e i mezzi agricoli e di movimento terra, l’elettrodomestico, la cantieristica navale; a questo si sono aggiunte le politiche protezionistiche degli Usa, che hanno indotto Turchia e Cina a riversare i loro prodotti a basso costo sul mercato europeo».

Il sindacalista offre anche qualche dato alla discussione: la produzione di acciaio solo in Europa è scesa del 2,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre quella mondiale cresceva del 3,9%. I riflessi sono arrivati inevitabilmente fin nel Lecchese. «Rodacciai, seppur riducendo i numeri annunciati di lavoratori coinvolti dalla cassa integrazione, ha fatto ricorso all’ammortizzatore sociale fino a metà marzo, mentre l’Arlenico ha chiuso l’anno con una gestione di fermate tecniche e scarico di ferie e “par” pregressi».

Difficoltà a cascata per tutto l’automotive, dove «la lavorazione e produzione di raccordi e bullonerie ha registrato una contrazione di fatturato. Significativo l’esempio della DA-TOR, che ha scelto di affrontare le difficoltà e ha aumentato gli addetti e gli investimenti in macchinari. Stessa cosa per IHI, multinazionale nipponica-tedesca di Cernusco-Verderio leader nelle lavorazioni di turbine».

L’anno appena iniziato, però, non sarà quello della ripartenza secondo il segretario Uilm.


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