Lecco. «Il rione di Chiuso   non diventerà una discarica»

Lecco. «Il rione di Chiuso

non diventerà una discarica»

Il Comitato ha incontrato i responsabili dell’azienda Pozzi Strade per fare chiarezza sull’ipotesi - Il portavoce Dossi: «La richiesta è di depositare materiale inerte della stessa impresa, che verrà poi smaltito»

Il Comitato di Chiuso invita alla calma: ha incontrato i responsabili dell’azienda Pozzi Virginio Strade e ha organizzato un’assemblea pubblica per il 9 gennaio, per chiarire ogni aspetto della vicenda.

Sotto i riflettori c’è naturalmente la richiesta che l’azienda ha presentato agli enti preposti (in primis la Provincia, mentre in un secondo momento è stato richiesto un parere anche al Comune) per ottenere l’autorizzazione a realizzare un nuovo impianto di recupero di materiali inerti all’interno dell’ex cava Rovelli.

Si è subito iniziato a parlare di nuova discarica di rifiuti speciali in mezzo alle case e a poche decine di metri dalla bocciofila e dall’oratorio, vicino pure alla chiesa. Inevitabile la preoccupazione tra i residenti della zona, che numerosi hanno chiesto al Comitato di approfondire la situazione. Cosa che i membri del gruppo – che da anni ormai si fanno portavoce delle preoccupazioni e delle istanze del rione, soprattutto in relazione alle ben note vicende legate alla galleria San Girolamo – hanno subito fatto. Tanto che già venerdì sera hanno incontrato Alberto Pozzi, titolare dell’azienda, andando direttamente alla fonte per conoscere i reali contenuti del progetto di cui tanto si sta discutendo da qualche giorno.

«Il Comitato - hanno fatto sapere in una nota - ne segue l’evoluzione vigilando affinché nessuno possa approfittarsene. Ma non vorremmo cadere in strumentalizzazioni politiche o prendere posizioni a priori senza avere sentito ufficialmente i pareri degli organismi preposti e per questo chiederemo di partecipare ad un’assemblea di quartiere nella prima decade di gennaio. In questi giorni abbiamo sentito pareri e valutazioni di entrambe le parti per capire di cosa si stia parlando e farci una nostra idea: non accettiamo che il dibattito e gli approfondimenti tecnici e politici finiscano alla mercé di chi grida più forte e nello stesso tempo non tollereremo nulla che possa essere dannoso per il nostro quartiere già gravemente penalizzato». Come sempre, quindi, l’approccio scelto dal Comitato di Chiuso è assolutamente equilibrato, perché l’obiettivo ribadito anche in questa occasione è la tutela del territorio. «Non vogliamo cavalcare la protesta politica e nemmeno prestarci a questo tipo di strumentalizzazioni, che abbiamo notato anche in questa vicenda e che ci nauseano – ha commentato il portavoce del Comitato, Luca Dossi -. Stiamo facendo un percorso conoscitivo per capire come stanno le cose, perché da una parte ci sono gli abitanti, ma dall’altra una delle poche imprese rimaste a Chiuso».

L’incontro con Pozzi ha permesso al Comitato di comprendere meglio i contenuti del progetto, che «non sono come sono stati dipinti. Si tratta di poter depositare materiali inerti frutto delle lavorazioni della stessa azienda per procedere successivamente al loro smaltimento in discarica. Non arrivano rifiuti da altri soggetti e restano lì solo temporaneamente. Le garanzie che abbiamo chiesto riguardano gli scarti, che non devono essere pericolosi, e il traffico, che non dovrà aumentare. Abbiamo ricevuto rassicurazioni».


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