Lecco. «Il Reddito? Un flop  Non dà un lavoro»
Come strumento occupazionale il reddito di cittadinanza non funziona

Lecco. «Il Reddito? Un flop

Non dà un lavoro»

Roberto Panzeri (Provincia) non ha dubbi: «I risultati sul fronte dell’occupazione sono nulli. È una misura utile solo dal punto di vista assistenziale»

Alla sua scadenza, a fine 2022, quota 100 non sarà rifinanziata, ha dichiarato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Festival dell’Economia, mentre il Reddito di cittadinanza va migliorato.

Chi vuole andare in pensione in anticipo utilizzando il beneficio voluto dal primo Governo Conte può farne richiesta durante il 2021, mentre per il Reddito di cittadinanza si annuncia sia una stretta sulla possibilità di rinunciare alle offerte di lavoro sia una revisione del meccanismo di incrocio fra domanda e offerta di lavoro, che non ha funzionato visti gli scarsi risultati di collocamento ottenuti.

Sulla base dei dati Inps (a breve ci saranno i nuovi dati elaborati dai Centri per l’Impiego), il dirigente del settore Lavoro della Provincia, Roberto Panzeri, ci dice che «il reddito di cittadinanza è stato un fallimento anche in provincia di Lecco. E non per colpa dei navigator».

Questi i dati Inps: in agosto in Italia crescono di quasi un quarto (23%) rispetto a gennaio i nuclei famigliari che ottengono reddito o pensione di cittadinanza, per 1,304 milioni di famiglie e 3 milioni di persone coinvolte.

Da aprile 2019 ad agosto 2020 in provincia di Lecco entrambe le misure hanno totalizzato 4.250 domande, di cui 2.302 accolte, 1.633 respinte, 357 decadute e 315 in lavorazione.

«Va benissimo – afferma Panzeri – una legge che garantisce la lotta alla povertà. Ma tutto il sistema messo in piedi, e ancora non pronto, per il collocamento delle persone non funziona. Consideriamo che il beneficiario del Reddito deve essere disponibile ad andare a lavorare in tutt’Italia, per posti di lavoro che devono essere trovati dai navigator i quali dovrebbero avere disponibili su un portale tutti i dati relativi alle offerte di lavoro, per incrociarle con le domande. Ma di tutto ciò non c’è nulla. A Lecco – aggiunge Panzeri – i navigator, a loro volta provenienti da tutt’Italia coi limiti che ciò comporta in termini di conoscenza del tessuto economico in cui cercare posti di lavoro, ora a Lecco si ritrovano in mano un migliaio di fascicoli processati, per la presa in carico e la ricerca attiva di lavoro. Ma non sono in condizioni di operare. È una situazione – conclude – che favorisce il lavoro in nero magari su volontà degli stessi beneficiari che non vogliono perdere il contributo economico, in un sistema carente di controlli. Il Reddito andava sganciato da questo meccanismo e riconosciuto per quel che è, una misura assistenziale».

Mentre sono 417 le pratiche per quota 100 gestite nel 2019 dallo Spi Cgil in provincia di Lecco, di cui 371 andate a buon fine. Un numero «significativo» per la segretaria generale dello Spi, Pinuccia Cogliardi, anche se «a livello nazionale i soldi messi a bilancio per quota 100 in realtà al momento non sono stati pienamente usati a causa di un’adesione inferiore al previsto. Così come – aggiunge – non è vero che l’accesso dei più anziani alla pensione anticipata ha sbloccato l’accesso al lavoro dei giovani». Quota 100, sottolinea, non cancella la Legge Fornero in quanto è in sostanza «una scelta a tempo che si concluderà a fine dicembre 2022, poi tutto tornerà come prima».

È aperto un tavolo dei sindacati confederali e anche delle rappresentanze dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil che chiedono al Governo una riforma strutturale delle pensioni, che faccia i conti con i dati e le proiezioni demografiche.


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