Lecco, i nuovi poveri chiedono   il reddito di cittadinanza
Il centro per l’impiego di Lecco

Lecco, i nuovi poveri chiedono

il reddito di cittadinanza

La crisi Tra febbraio e marzo boom di richieste, ma nel Lecchese gli assegni sono meno di duemila. Panzeri: «Adesso molte pratiche sono bloccate»

La crisi economica legata al coronavirus, con la chiusura quasi totale delle attività produttive per oltre un mese, presenta il primo conto. Tra febbraio e marzo, infatti, le richieste per accedere al reddito di cittadinanza o alla pensione di cittadinanza sono state 219, il doppio rispetto ai due mesi precedenti in cui se ne erano contate 108. Da aprile 2019, data di partenza delle misure di assistenza, in provincia di Lecco sono state 3710 le richieste presentate, di cui 1990 accolte e 288 ancora in lavorazione, mentre le domante respinte sono state 1432.

Nel corso dei mesi in 297 hanno perso il diritto al reddito a causa della variazione del nucleo familiare o del reddito. Oggi sono quindi 1693 i nuclei familiari lecchesi che godono di questo sostegno. Di essi: 1369 riguardano il reddito di cittadinanza, per un importo medio mensile di 468,37 euro e con un numero di persone coinvolte pari a 3247; gli altri 324 assegni sono integrazioni alla pensione per un importo medio mensile pari a 232,13 euro. Un trend che sembra destinato a crescere, di pari passo con le difficoltà economiche che il nostro territorio dovrà affrontare.

Un’onda lunga che inevitabilmente arriverà ai centri per l’impiego: «Non ci sono ancora giunte – spiega Roberto Panzeri, dirigente provinciale responsabile del lavoro - le liste dei nuovi percettori del reddito di cittadinanza per il ricollocamento. Ci vorrà un po’ di tempo prima che le richieste presentate da chi ha maturato i requisiti in queste settimane possano giungere a noi. Bisogna anche vedere chi è riuscito a completare tutti gli aspetti burocratici, visto che l’Inps ha sospeso o rallentato molte di queste procedure».

Infatti, c’è anche chi si è visto sospendere l’assegno di cittadinanza, con le difficoltà tecniche di queste settimane di emergenza, rimanendo quindi senza sostegno: «Anche nel nostro territorio – continua - ci sono stati casi di questo tipo. Per esempio chi a gennaio ha trovato un lavoro, ma che poi non si è visto confermare perché non ha superato il periodo di prova o perché l’azienda che lo aveva assunto ha chiuso per la pandemia. Queste persone oggi stanno facendo fatica a vedersi riattivato il reddito che gli era stato giustamente sospeso quando aveva trovato un’occupazione. Oppure c’è chi non ha presentato l’Isee entro la scadenza del 31 gennaio e ora, complice il lockdown, non riesce a parlare con l’Inps o non è in grado di accedere ai servizi online. Il consiglio per queste persone è quello di rivolgersi al patronato con cui hanno presentato domanda».

Un milione in Italia

Tornando al reddito di cittadinanza, a livello nazionale gli assegni che ogni mese vengono versati sono poco più di un milione, secondo i dati Inps aggiornati a inizio aprile. Attualmente sono quindi 948 mila i percettori di reddito di cittadinanza, con 2,4 milioni di persone coinvolte, e sono 126 mila i percettori della pensione di cittadinanza, con 142 mila persone coinvolte. L’importo medio mensile erogato è pari a 513 euro, con un importo superiore del 7% rispetto a quello nazionale nelle regioni del Sud e delle Isole e inferiore dell’8% e del 14% rispettivamente nelle regioni del Centro e del Nord. In un anno le domande ricevute dall’Inps sono state 1,8 milioni, approvate nel 77% dei casi, ma con 400mila assegni poi bloccati per la perdita di requisiti.


© RIPRODUZIONE RISERVATA