Lecco. «Consumi fermi

Ditte dei servizi prudenti»

L’analisi della Uil: il segretario Monteduro rileva come le imprese del terziario siano frenate dalla domanda interna

Lecco. «Consumi fermi Ditte dei servizi prudenti»
Salvatore Monteduro, segretario della Uil del Lario

Il rallentamento dell’economia si riflette anche sulle assunzioni: i 7.500 posti di lavoro previsti nel Lecchese nel primo triennio del nuovo anno sono molti, ma un anno fa il totale era sensibilmente più alto, superiore alle 8.000 unità.

A confrontare i due periodi è stata la Uil del Lario, il cui centro studi ha elaborato i dati raccolti nell’ambito del progetto Excelsior, che si occupa delle proiezioni occupazionali delle aziende.

Di fatto, il raffronto evidenzia una diminuzione dell’offerta di lavoro su entrambi i rami del lago, più marcata per quanto riguarda il territorio lecchese. Se le aziende comasche hanno infatti registrato una flessione di venti unità, quelle della Provincia di Lecco hanno previsto 530 accessi in meno al mondo del lavoro. A livello regionale, il calo è marcato: quasi 11mila posti di lavoro in meno, su un totale di 258 mila assunzioni previste nel trimestre (l’anno scorso erano 269mila). In Lombardia a diminuire in modo più pesante è il terziario (-11.300), mentre l’industria mette in luce numeri positivi (+330).

Questa tendenza si declina anche in chiave lecchese, dove la contrazione delle assunzioni è causata in particolare dalla stretta registrata nei servizi, con un significativo -760 (sono 3.220 quest’anno, mentre un anno fa erano 3.980). Cresce invece l’industria, con un saldo positivo di 220 posti di lavoro (in totale 4.270 contro le 4.050 dell’anno scorso).

Ancora una volta i dati confermano che il contratto a tempo determinato è quello preferito dalle aziende: in aumento a Lecco (+7%) ma invariato a Como rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nella fattispecie, tra le nostre aziende sono previste assunzioni al 32% con contratti a tempo indeterminato, al 58% a tempo determinato, al 7% di apprendistato, al 2% di altri contratti. Un trend che si rispecchia sostanzialmente in quanto accade nel Comasco (31% indeterminato, 57% determinato, 8% apprendistato, 5% altri contratti).

«I dati evidenziano un andamento positivo per il settore industriale, probabilmente influenzato dalla domanda estera, anche se questa va attenzionata e valutata nei prossimi mesi in quanto potrebbe subire dei rallentamenti per effetto della frenata dell’economia globale – ha commentato il segretario generale Salvatore Monteduro -. Il settore dei servizi è invece condizionato da una domanda interna che non decolla, anche per assenza di una politica economica di sostegno. La legge di bilancio 2019 destina poche risorse agli investimenti pubblici, i quali sono necessari per sviluppare le infrastrutture materiali e immateriali, che rappresentano il volano per rendere maggiormente competitivo il nostro Paese. Non c’è nulla rispetto ad una riduzione della pressione fiscale che grava su lavoratori e pensionati e di conseguenza ad aumentare il potere d’acquisto degli stessi».

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