Lecco: «Con le luci spente  Non capiamo dove stiamo andando»
Bar e ristoranti chiusi alle 18: la vita serale di Lecco si è ulteriormente spenta dopo l’ultimo decreto varato domenica (Foto Menegazzo)

Lecco: «Con le luci spente

Non capiamo dove stiamo andando»

Lo stop alle 18 In centro locali ligi al nuovo obbligo. Si prova col delivery, ma i ricavi sono destinati a cadere

Chiusura alle 18 per bar e ristoranti. Come disposto dal nuovo provvedimento del Governo per contrastare i contagi da Covid, in città già qualche minuto prima dello scoccare delle 18, quasi tutti i locali avevano già abbassato la saracinesca.

Ai ripari

Dietro le vetrate delle attività che avevano ancora le luci accese era possibile vedere soltanto commessi intenti a finire di sistemare, pulire e riassortire. Gli ultimi clienti si erano già allontanati e il centro cittadino di fatto si era già svuotato. Tra i commercianti lecchesi c’è chi prova a correre ai ripari organizzandosi per le consegne a domicilio come Marco Valsecchi dello Shamrock di Lecco.

«Per noi è come fosse una chiusura totale, dato che il mio locale di solito apriva alle 17.59. Per questo anticiperemo l’apertura alle 16 servendo per due ore ai tavoli. Poi ci siamo organizzati per fare il delivery approfittando del fatto che durante il primo lockdown abbiamo sviluppato una app apposita. Serviremo Lecco città e dintorni sia con le birre, sia con la cucina Proviamo così: spero funzioni soprattutto per aiutare i miei collaboratori».

In primavera un aiuto dal Governo era giunto: «C’era stato il credito di imposta sull’affitto che è stato importante e poi un versamento diretto basato sul 15% del mancato fatturato di aprile. Questo darebbe un minimo di aiuto se fosse replicato. Io credo che chi non era già con l’acqua ala gola, riuscirà ad andare avanti. Ma non potremo proseguire così per molto, abbiamo qualche mese di autonomia, non di più. Anche perché sarà un Natale, sempre se allenteranno le misure, comunque diverso: 4 persone per tavolo e ingressi limitati all’interno del locale, sarà comunque un tirare a campare».

Oltre al discorso economico, Valsecchi boccia questa misura anche dal punto di vista sanitario: «Credo che non aiuterà, basta vedere cosa è successo in Francia dove è stata applicata un mese fa ma hanno avuto i casi triplicati lo stesso. È un provvedimento che incide anche sulle persone che venivano al pub a svagarsi, mentre ora lavoreranno e torneranno a casa. La salute mentale è altrettanto importante. Privare la gente dei propri momenti di svago, sapendo che non si risolverà il problema, mi sembra una scelta sbagliata».

Riduzione

Lavoro oltre che dimezzato per l’Hemingway di piazza XX Settembre: «Questa misura – spiega Chicca Brambilla - sarà veramente molto impattante per noi. Siamo un locale che lavora molto con aperitivi, cena e post cena, insomma il grosso lo facciamo dopo le 18. Ma anche i bar diurni hanno avuto una bella riduzione, perché ci sono molte meno persone in giro, tra smart working e didattica e distanza. Ci metteremo a lavorare anche noi con la consegna a domicilio, sperando attecchisca, per dare continuità e garantire un servizio».

La maggiore critica è all’efficacia della misura: «Anche io metto al primo posto la salute, ma temo che questo provvedimento serva a poco. Avrei preferito un bel lockdown ora per farci poi fare un Natale in serenità. Invece, hanno fatto questo provvedimento parziale e quindi temo che ci sarà una chiusura totale a novembre o dicembre, intaccando il periodo natalizio che è la boccata d’ossigeno di tutti i commercianti. La possibilità di accedere alla cassa integrazione aiuta noi imprenditori, meno i dipendenti che percepiranno una cifra molto bassa».

Altra difficoltà è stare al passo dei cambi di regole: «Ormai, stanno facendo un decreto a settimana, non ha senso questa situazione. Il messaggio che stanno dando è quello di spingere le persone a tornare subito a casa dopo il lavoro, ma senza avere il coraggio di deciderlo».


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