Lecco. Cisl: «La ripresa si sente

Ma restano aree di povertà»

Il segretario generale Mirco Scaccabarozzi si sofferma sulla crisi di molte famiglie

Lecco. Cisl: «La ripresa si sente Ma restano aree di povertà»
Mirco Scaccabarozzi, Cisl

La ripresa è arrivata ormai da tempo e le previsioni sono positive, ma ci sono anche elementi preoccupanti, relativi alle condizioni delle persone che la crisi di questo anno e mezzo l’hanno subita.

Su queste è necessario focalizzare l’attenzione delle istituzioni, per evitare che la situazione possa ulteriormente degenerare. Ne è convinto il segretario generale della Cisl Monza Brianza Lecco, Mirco Scaccabarozzi.

«Non mancano i segnali che la ripresa sia in fase d’avvio ma non possiamo certo sottacere gli indicatori negativi, evidenziati dall’Istat nel suo Rapporto annuale 2021. Parlo – ha evidenziato - della disoccupazione e della povertà assoluta, che investe oltre due milioni di famiglie. A maggio risultavano 735 mila occupati in meno rispetto a prima dell’emergenza, e i trasferimenti alle famiglie hanno consentito di limitare la caduta del reddito disponibile (-2,8%), mentre il calo dei consumi è stato ben più ampio di quello del reddito».

D’altro canto i mercati finanziari sono in costante risalita. Il manifatturiero italiano «marcia spedito e la penuria riguarda le materie prime, non certo gli acquirenti del made in Italy.

«La consistente ripresa dell’attività, dei consumi e degli investimenti nel 2021 sarà spinta anche dall’avvio del Pnrr. Commentatori del calibro di Cottarelli si sono spinti a ipotizzare entro il primo trimestre 2022 un Pil pari a quello pre-pandemia. Certo occorre evitare ogni ulteriore rischio chiusura e per questo chiediamo che l’Esecutivo si faccia carico di prevedere per norma l’obbligo vaccinale».

Venendo invece alla situazione locale, «i dati inerenti la produzione e l’occupazione nel Lecchese sono preceduti dal segno più. Sul fronte occupazionale le entrate previste nel periodo agosto-ottobre 2021 veleggiano attorno alle 6.000 unità, 1.930 in più rispetto all’analogo periodo del 2020 e 300 in più rispetto al 2019. Nondimeno - conclude il sindacalista - in attesa della grande sfida del Pnrr, molte persone sono rimaste senza lavoro e molte altre, sfiduciate, hanno cessato la ricercai».

© RIPRODUZIONE RISERVATA