Lecco. Cassa integrazione   «Va cambiata»

Lecco. Cassa integrazione

«Va cambiata»

Il Jobs act ne ha ristretto i tempi di utilizzo e nei prossimi mesi sono a rischio in Italia 80mila posti di lavoro Monteduro (Uil): «Il Lecchese vive un buon momento ma parteciperemo alla manifestazione del 24 settembre»

Il jobs act ha ristretto i tempi di utilizzo della cassa integrazione e ora si aspettano i primi effetti per le imprese che l’hanno utilizzata al massimo e, non riuscendo, per crisi, continuare l’attività non lasciano ai lavoratori altra prospettiva che il licenziamento.

La questione sta mobilitando i sindacati in tutt’Italia, con la richiesta al Governo di aprire un tavolo per rinegoziare complessivamente gli ammortizzatori sociali, mentre da parte politica si attendono gli effetti del nuovo “decreto urgenze” promosso dal ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, che dedica una parte alla ricostituzione della cassa integrazione per cessazione.

Lecco non sembra vivere un’emergenza in tal senso, visto che la metalmeccanica, cioè il settore a livello nazionale più colpito dalla scadenza di cassa integrazione, sul territorio è in ripresa e comunque in termini di crisi, chiusure e licenziamenti ha già dato in anni passati.

Ma la questione riguarda tutti i settori e in provincia di Lecco colpisce soprattutto nelle aziende tessili, che stanno ancora vivendo forti difficoltà con utilizzo reiterato di ammortizzatori sociali, come fa notare il segretario generale della Uil, Salvatore Monteduro, che realizza mensilmente un report puntuale sull’andamento della “cassa” a Lecco e Como,

«Anche se nel metalmeccanico lecchese abbiamo numeri davvero minimi di cassa in scadenza, saremo presenti – afferma il segretario generale della Fiom - il 24 settembre con gli altri sindacati alla manifestazione davanti alla sede del ministero per lo Sviluppo Economico».

Ad aver aggiornato il quadro della situazione fra i metalmeccanici è la Fiom, che segnala a rischio di licenziamento fra i 60mila e gli 80mila lavoratori, un incubo che nella sola Lombardia investe 16mila persone.

Secondo l’ultimo report della Uil, nel Lecchese nel periodo gennaio-luglio 2018 sono coinvolti in richieste di cassa integrazione 440 lavoratori, dei quali 391 nell’industria, 48 nell’edilizia e 2 nell’artigianato. Circa i settori, 209 sono i lavoratori metalmeccanici coinvolti, dei quali 132 in cassa straordinaria. Nel tessile sono coinvolti 94 lavoratori, di cui 21 in cassa straordinaria. «Il rischio riguarda tutti i lavoratori di tutte le categorie – afferma Monteduro – ma soprattutto quelli in cassa straordinaria, in aziende che si ritrovano più in difficoltà e che perciò utilizzano l’ammortizzatore con maggior intensità. Ora ci aspettiamo la riapertura di un tavolo per ridare flessibilità agli ammortizzatori e quindi più possibilità di continuità alle aziende in ripresa».

«Il jobs act – afferma il segretario generale della Cgil, Wolfango Pirelli - ha stabilito che in quelle situazioni in cui non c’era possibilità di continuità aziendale la cassa integrazione dovesse terminare, con l’eccezione delle grandi aree di crisi come Piombino o Taranto. Ora – aggiunge – la nostra richiesta torna ad essere quella di aprire un tavolo ed estendere la norma agli altri territori al di fuori di tali aree. Di Maio – conclude Pirelli – in occasione, a metà luglio, della decisione della multinazionale Bekaert di spostare in Romania la produzione dello stabilimento toscano aveva preso l’impegno di introdurre la cassa integrazione anche in situazioni di chiusura perché così si tengono legati i lavoratori, che possono riprendere a lavorare se nel frattempo subentra un acquirente. A Lecco abbiamo i due casi opposti del Tubettificio, dove a chiusura si sarebbe verificata l’interruzione dei rapporti di lavoro, e di Caleotto, dove invece c’è stata continuità».


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