Lecco. Banche fragili  Rischio di ricaduta sulle aziende
La sede newyorkese della Lehman Brothers, la banca fallita nello storico crac del 2009

Lecco. Banche fragili

Rischio di ricaduta sulle aziende

Gli imprenditori si interrogano sulla reale entità dei crediti ormai inesigibili

Il loro risanamento potrebbe frenare l’economia

Imprese e sindacati si interrogano sulle possibili ricadute delle fragilità del sistema bancario sull’economia reale. Preoccupa quella stima di 350 miliardi di crediti deteriorati su cui stanno per arrivare con questionari e controlli ad hoc le verifiche della Bce, in una situazione che riguarda anche banche europee ma che in Italia è assai più pesante per l’alta incidenza dei crediti “non performanti”, quelli che le banche rischiano di non vedersi più restituire, sul totale dei prestiti concessi.

Le imprese si chiedono quanto pesanti siano i dati reali, se in quanto sta accadendo non ci sia anche speculazione e soprattutto quanto tempo impiegheranno le banche per i recuperi. Ciò perché più tempo servirà e più le nuove erogazioni per le piccole e medie imprese si faranno difficili. Ciò in aggiunta alla preoccupazione che eventuali nuove azioni di risanamento, come accaduto di recente con il salvataggio governativo di quattro banche per un valore di 3,6 miliardi di euro pagati da azionisti, risparmiatori e altre banche, impongano nuovi freni all’economia.

«Le banche – afferma Piero Dell’Oca, presidente del comitato tecnico lecchese di Confapi Lombarda Fidi – hanno in pancia crediti difficilmente esigibili che le obbligano a creare riserve o coprire i possibili défault. Il mercato ha valutato l’ultima mossa del Governo, con il salvataggio di quattro banche, come strada più percorribile in Italia per risolvere i problemi delle banche, salvando il salvabile e mettendo nei guai i risparmiatori».

E quando non vede soluzioni rapide il mercato reagisce, “ma se c’è reazione del Governo e della Bce per riequilibrare il problema il mercato molla la presa. Per le aziende che non hanno mai smesso di investire non ci aspettiamo problemi, ma quanto accade cambia la situazione per quelle aziende che hanno problemi».

In controtendenza rispetto a quanto accade nelle banche, spiega Dell’Oca,«nel 2015 il nostro confidi nell’andamento delle insolvenze ha visto per la prima volta una controtendenza, un evidente miglioramento e ciò è senza dubbio dovuto al fatto che le nostre analisi preliminari sono approfondite ed eroghiamo dove davvero c’è merito di credito. Perciò – aggiunge – è importante che le aziende cambino mentalità e si presentino in banca con chiare presentazioni finanziarie delle loro attività. Il bilancio non basta, bisogna ricostruire e scrivere la propria situazione economica. E se non lo sanno fare da sole in associazione le aiutiamo».

In Ance il presidente dei costruttori edili, una categoria particolarmente penalizzata dal credito bancario, Sergio Piazza afferma che «per capire se ci saranno ripercussioni sull’economia locale bisognerebbe capire la vera entità delle insolvenze e quanto pesano in ogni singola banca. Non so dire quanto tutto ciò peserà su Lecco e sul suo comprensorio, ma confido che nelle loro decisioni lgli istituti bancari valutino a fondo se intendono o meno lasciare respiro agli imprenditori».


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