«La variante Omicron 5 è molto contagiosa, proteggetevi»

La pandemia In una settimana i contagi nel Lecchese sono aumentati del 75%. Signorelli: «Giusto togliere l’obbligo, ma mettere la mascherina in un luogo affollato è questione di buon senso»

«La variante Omicron 5 è molto contagiosa, proteggetevi»
Carlo Signorelli, presidente del gruppo ministeriale sulle vaccinazioni

Una crescita di quasi il settantacinque per cento in una sola settimana. I contagi da Covid, grazie alla variante Omicron 5 che sta diventando prevalente, crescono a dismisura. Erano 489 nella settimana dall’1 all’8 giugno (da mercoledì a mercoledì), nel lecchese, mentre mercoledì 15 giugno erano diventati quasi mille (esattamente 834). Il che vuol dire che l’infezione media giornaliera è passata da 70 casi quotidiani a 120. Insomma, un’escalation del contagio che non preoccupa per la sua gravità (visto che per ora le ospedalizzazioni sono stabili, se non in ribasso), ma perché perpetua la pandemia e la rende forse endemica, ma sicuramente ancora molto virulenta.

Carlo Signorelli, professore ordinario di Igiene e Sanità Pubblica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, è anche presidente del National Immunization Technical Advisory Group (Nitag), nuovo gruppo tecnico nazionale sulle vaccinazioni del Ministero della Salute.

Chi più di lui ha voce in capitolo per capire quale nuova fase della pandemia stiamo per affrontare? E Signorelli, infatti, ribadisce che i vaccini funzionano anche con la nuova variante, ma in senso protettivo dai casi gravi. Non per arginare la diffusione della nuova variante: «Per proteggere dall’infezione, ci sono problemi – spiega Signorelli - ma per i casi gravi per ora i risultati dicono che la Omicron 5 sembra abbastanza sovrapponibile alle precedenti: alta contagiosità e bassa aggressività. Se è così possiamo stare abbastanza tranquilli. Però la pandemia non è affatto chiusa, come invece speravamo tutti».

L’allentamento delle restrizioni non parla a favore di una rapida discesa dei casi. Anzi. E Signorelli su questo è abbastanza preoccupato: «La Omicron 5 è più diffusiva e girerà soprattutto tra chi non prenderà le precauzioni, al di là degli obblighi che sono sempre meno. Eppure le misure di contenimento consentono di ridurre molto il rischio di infezione. I luoghi affollati, per esempio, ora vengono affrontati senza mascherina: ma ci vuole l’obbligo per capire che è meglio mettersela in questi contesti? Se queste misure vengono attuate, i rischi di diffusione e di malattia sono relativamente bassi, ma se non vengono attuate, ci sarà anche una forte risalita delle infezioni. Come, purtroppo, sta avvenendo».

Vero che la Omicron 5, come le altre, sembra non intasare gli ospedali né provocare grossi danni. Ma, a parte che i fragili rischiano sempre conseguenze da qualsiasi infezione, il girare senza controllo di un virus come il Covid non rischia di provocare altri guai? Su questo Signorelli è molto chiaro: «Più gira, più ci sono rischi di mutazioni, anche verso forme gravi e resistenti ai vaccini. Sarebbe meglio che questa Omicron 5 non girasse. Ma questo si scontra con delle situazioni oggettive che, oggi come oggi, sono difficilmente evitabili».

Se il tempo degli obblighi è, giustamente, finito, perché non si può passare al tempo della consapevolezza? Signorelli se lo chiede: «Sono d’accordo anche io: non è più tempo di obblighi. La mascherina è stata sempre vista come una costrizione, invece è una protezione. Se uno lo capisse, non ci sarebbe bisogno di obblighi, ma di buon senso. Sarebbe ora di decidere che la mascherina riduce i rischi di contagio e dunque è preferibile mettersela al di là dell’obbligo. Ma temo di rimanere inascoltato».

L’estate non influisce più sulla diffusione del virus? Sì, ma non per quello che si potrebbe pensare: «L’estate da un lato fornisce meno occasioni di contatto stretto tra le persone perché si vive all’aria aperta – conclude Signorelli - . Ma movimenti in salita dei contagi li abbiamo avuti anche negli anni precedenti, in estate. Il caldo in sé non basta a fermare la pandemia. Facilita solo la vita all’aria aperta e dunque induce minori rischi».

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