«La gente riempie

anche gli altri teatri»

Ora si sa che il Sociale resterà chiuso anni ma l’assessore alla Cultura invita a essere ottimisti: «Il pubblico arriva e ci sono anche molti giovani»

«La gente riempie anche gli altri teatri»

Una partenza sottotono, poi una netta ripresa e l’apertura a interpreti e platee completamente nuove rispetto al passato. Nel futuro, poi, il coinvolgimento dei quartieri e di quei luoghi, non convenzionali della cultura, che possono però attrarre un pubblico altrettanto non convenzionale. Nettamente positivo il bilancio di Simona Piazza sull’anno appena trascorso. Dallo scorso maggio è mancato il Teatro Sociale, ma non le rassegne cittadine. E, precisa l’assessore, nemmeno il pubblico. «Anzitutto, prima di parlare di tempi certi, dobbiamo attendere il progetto definitivo. E lo dico innanzitutto come cittadina, prima che come assessore. Detto questo, possiamo essere davvero soddisfatti del nostro percorso. Il lavoro in sinergia tra tutti gli uffici ha plasmato una programmazione culturale di livello, forte dell’offerta di sale e luoghi della cultura lecchesi, come l’Auditorium Casa dell’Economia, il Cenacolo Francescano e il Palladium».

Ma come hanno reagito i cittadini lecchesi di fronte all’improvviso cambio di scena? E’ presto per dare un bilancio degli incassi e dei costi, ma sui numeri in platea si può già tirare qualche somma. «Siamo partiti un po’ sottotono con circa 180 presenze ai primi spettacoli - ammette - poi, diverse serate al Cenacolo hanno fatto registrare anche 400 ingressi e la maggioranza delle esibizioni al Palladium ha quasi fatto registrare il tutto esaurito”.

Ma chi sono questi nuovi adepti della programmazione teatrale “alternativa” lecchese di quest’ultimo anno? Una cosa è certa: è lo stesso pubblico su cui Simona Piazza è pronta a parametrare l’offerta delle prossime due stagioni. L’assessore ne traccia un profilo: «E’ un nuovo pubblico che si sta avvicinando a una diversa offerta culturale. Un pubblico che arriva anche da fuori Lecco e che, a differenza del passato, contempla il mondo giovanile».

Ecco allora tracciata la strada su cui proseguire: «Dobbiamo impegnarci a non fare cultura solo per chi è già avvezzo al teatro, ma entrare sempre più capillarmente in contatto con la vita e la realtà delle persone. Dobbiamo cercare di capire la programmazione più affine al tessuto socioculturale della città, e lo faremo con appuntamenti anche più informali e giovani, nei quartieri o nei luoghi non convenzionali della cultura. Un esempio può essere il cimitero di Laorca, che a giugno sarà protagonista di un reading teatrale, possono essere anche dei luoghi commerciali della città. Ma ci sono volti nuovi anche tra gli attori, non solo tra gli spettatori. Siamo entrati in contatto con compagnie giovanili, alcune realtà che vengono anche da fuori. Stiamo diventando interessanti e attrattivi anche ai festival del territorio che quest’anno sono tornati o hanno messo piede in città per la prima volta, portando nella programmazione di Lecco le circuitazioni da cui prima eravamo esclusi (penso ad esempio, il Festival tra Lago e monti, o il Festival di Bellagio)».

Insomma, non tutto il male viene per nuocere. Il Teatro Sociale, secondo l’assessore, è certamente vitale per la programmazione culturale cittadina. Ciononostante, la sua chiusura avrebbe già ottenuto l’effetto di modificare e ampliare il profilo delle platee lecchesi. E a chi le domanda se qualche grosso nome avrebbe detto di no a Lecco vedendo chiuso il Teatro, lei (magari dissimulando un po’) sorride e lancia una frecciata: «Nessuno. Casomai, è stato difficile far passare il messaggio che la cultura in città non si era certo fermata».

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