La Cgil in leggero calo   «Crisi tamponata»

La Cgil in leggero calo

«Crisi tamponata»

Nel 2018 il numero degli iscritti è calato dello 0,8%, perdendo 330 persone su un totale di 43.250 - L’analisi del segretario Riva: «L’edilizia è ancora in difficoltà, come il tessile e il chimico nelle piccole imprese»

Per la Cgil il tesseramento 2018 si è chiuso con un leggero calo di iscritti ma, comunque, «in una situazione complessiva che ci soddisfa, perché in una crisi che continua a trascinarsi stiamo dando, come sindacato, un’elevata risposta di rappresentanza».

Lo ha affermato ieri il segretario generale della Cgil provinciale Diego Riva nel presentare alla stampa i dati dell’anno scorso e il loro confronto sul 2017.

Dati che in totale (iscritti alle diverse categorie, più disoccupati e pensionati) vedono una flessione (-0,8%, pari a 330 iscritti) su un totale di 43.250 iscritti.

Sulle 11 categorie di iscritti, 7 sono in crescita e 4 in calo. A calare sono la Fiom (-79, per un totale di 6.054 iscritti), la Filctem (-184, per 1.459 iscritti totali), la Filcams (-9, per 203 totali) e gli edili della Fillea (-276, per 1.715 iscritti totali). Resta in sostanza stabile lo Spi (-62 iscritti, a fronte di un totale di 24.876), mentre i disoccupati hanno 676 nuovi iscritti, 769 in meno rispetto all’anno precedente.

Crescono invece Filcams (+499, per un totale di 3.233 iscritti), Slc (lavoratori della comunicazione, +21 per un totale di 509), Flai (+19, totale 536), Filt (+53, totale 356), Flc scuola (+109, totale 1.444), Fp (+62, totale 1.594) e Nidil, con 286 iscritti in più rispetto al 2017 e un totale di 595.

«L’edilizia – ha aggiunto Riva – è ancora in difficoltà, così il tessile e la chimica nelle piccole imprese. Il metalmeccanico, con una lieve diminuzione, conferma in sostanza un trend positivo. Siamo in un mercato del lavoro sempre più difficile, con una qualità dei contratti di assunzione non soddisfacente. Un aspetto, quest’ultimo, che a partire dall’anno scorso ci ha portati a riorganizzarci con operazioni che puntano alla massima vicinanza possibile ai territori».

Fra queste il nuovo presidio di Merate, dov’è in corso «un’implementazione delle attività, sia in senso politico che di servizi per una sede dove in un anno il patronato ha realizzato i maggiori numeri della Lombardia. Nell’economia del territorio – ha aggiunto - c’è stagnazione. C’è necessità di capire come andrà l’occupazione nei prossimi mesi».

«I livelli occupazionali si sono abbassati perché i fatturati sono calati, ma ciò non significa che le imprese stiano andando male visto che salvano i loro margini anche facendo leva su nuovi contratti precari. Servono nuove politiche, come sindacato di certo non staremo fermi».

E annuncia che nei prossimi giorni la Cgil, insieme a Cisl e Uil, in un documento unitario porterà al Governo una «proposta per la revisione del fiscal compact. Non siamo d’accordo sull’impianto della flat tax per le partite Iva con le sue aliquote al 15% e al 20%, mentre la tassazione per i dipendenti arriva fino al 47%. E’ uno scosatamento che rischia di mercificare il mondo del lavoro e che rende appetibile per le imprese abbandonare il contratto strutturato, coi suoi diritti, per passare a una tassazione di molto inferiore».


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