«Io, cinese di Lecco

e la scoperta di Faber»

L’arrivo sul lago per studiare ingegneria e una canzone di De André che esce da un negozio - Il libro “Creuza de Mao” è un bestseller a Pechino

«Io, cinese di Lecco e la scoperta di Faber»
Sean White, il nome occidentale di Zhang Changxiao

Il consiglio di un veggente orientale, l’arrivo a Lecco, gli incontri con Walter Pistarini e Francesco Baccini, l’amore per De Andrè e quell’ambizione tutta umana di “vivere in un’Italia che non alzi muri ma si apra a tutte le culture”. C’è una storia degna di un romanzo dietro le vicende di Sean White, il nome occidentale di Zhang Changxiao, conosciuto come il “Marco Polo della musica italiana”. Certamente non poteva esserci definizione più calzante per un trentunenne ingegnere che, da qualche anno, si è preso sulle spalle l’approdo della musica italiana (il suo bestseller “Creuza de Mao” ha fatto sfracelli) in Cina. Proprio oggi, domenica, presenterà “Opera Wu Jangshan”, spettacolo teatrale di tradizione classica cinese che si inserisce nel cartellone della “China week Milano”.

Ma chi è Sean, e da dove nasce il suo amore per la musica italiana? «La scelta del Politecnico di Lecco è dipesa da mio padre – racconta – Già laureato in ingegneria in Cina, ho fatto domanda e sono stato accettato presso otto università tra Stati Uniti, Hong Kong, Giappone, Finlandia, e il Politecnico di Milano. Come scegliere? Mio padre mi ha portato da un veggente che mi ha indicato l’Italia come direzione da prendere. Sono arrivato a Lecco e, in effetti, l’Italia ha completamente cambiato il mio destino. La realtà? La scoprii più tardi: era stata una messinscena per farmi arrivare a Lecco, la più economica tra le mete».

I primi tempi non sono stati facilissimi («la trovavo piccola e troppo tranquilla, una realtà completamente diversa da Pechino»), ma poi la «purezza e semplicità della città» conquista Sean. E non solo. «Quando ero studente mi trovavo spesso a saltare le lezioni. Un giorno passeggiavo lungo il lago di Lecco e sono stato attirato all’interno di un negozio di audiovisivi da quella che avrei scoperto essere “Nella mia ora di libertà” di Faber. Sono corso in una libreria del centro per cercare pubblicazioni in inglese su De André. Ho trovato una sua biografia scritta da Walter Pistarini. Gli ho scritto e ho ricevuto risposta da lui in persona (viveva a Lecco), stupito che io fossi il primo cinese in vent’anni a chiedergli di De André. Dopo esserci conosciuti, mi ha permesso di incontrare le persone più vicine a Faber, la moglie Dori Ghezzi e l’amico Carlo Facchini. Sempre lui mi ha fatto conoscere Francesco Baccini, che è diventato per me un amico e una guida per la mia carriera musicale».

Da allora, era il 2012, Sean prosegue a portare la musica italiana in Cina e la Cina in Italia.

«Credo che l’incontro con diverse culture rappresenti una grande opportunità per l’Italia e la sua produttività – riflette il trentunenne - Questo è quello che i ponti tra culture possono fare, trasformare positivamente le nazioni. In più viviamo oggi nell’era di Internet che ha intensificato ogni genere di scambio e ha reso i paesi sempre più soggetti al contatto con persone e idee originari di luoghi lontani. Il mondo è sempre più connesso, l’Italia non può e non deve innalzare muri che la isolino. Il futuro è l’apertura, l’incontro, lo scambio. La mia storia con la musica di De André ne è un esempio, è il ponte che la città di Lecco mi ha permesso di costruire con la cultura italiana e che io oggi rivolgo alla Cina per creare un legame sempre più profondo tra i nostri due Paesi».

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