Investimenti in Iran   «Con  le sanzioni   perderemmo tutto»
Una fase della lavorazione delle forbici a Premana, il consorzio riunisce 39 aziende

Investimenti in Iran

«Con le sanzioni

perderemmo tutto»

Nuovo scenarioLe 39 imprese del consorzio Premax

si dicono preoccupate dalle decisioni degli Usa

«Abbiamo puntato sull’apertura di quel mercato»

Le sanzioni americane colpiranno non solo l’Iran ma anche tutte le nazioni che hanno deciso di continuare sulla via dell’accordo raggiunto con Teheran sul programma nucleare. Una minaccia arrivata chiaramente dall’amministrazione Usa per voce di John Bolton e che ora preoccupa ogni impresa in affari con l’Iran.

Piccole ditte

Fra queste anche le 39 piccole imprese del consorzio lecchese Premax, che hanno una doppia preoccupazione: quasi il 100% della loro produzione di forbici per il tessile e attrezzature per manicure va all’estero e di questa un quarto è destinato a multinazionali americane che a loro volta esportano in Iran e che con le sanzioni non lo faranno più.

Per ora gli imprenditori del consorzio ci spiegano che è prematuro fare calcoli su quanto ci si potrà perdere, anche perché non sono note le quote di mercato iraniano in mano ai clienti nord americani. Ma, perlomeno nel medio periodo, ci dovrebbe essere la certezza che la quota di prodotto che Premax esporta in Iran è salva, vista la fermezza dell’Ue nel voler rimanere nell’accordo con Teheran. Una quota di circa il 3% costituita in quest’ultimo anno o poco più, da quando i rapporti commerciali con l’Iran sono tornati a normalizzarsi. Una quota contenuta ma «in decisa crescita», ci dice il direttore del consorzio, Giovanni Gianola, vista la rapidità con cui il consorzio ha riattivato distributori e contatti imprenditoriali mai del tutto abbandonati con l’Iran.

Uscita dall’accordo

Vista la decisione degli Stati Uniti di uscire dall’accordo e ripristinare le sanzioni all’Iran, «nell’immediato – ci dice Gianola – non abbiamo registrato riflessi di mercato, anche perché le decisioni politiche si traducono ai livelli commerciali non prima di 2-3 mesi. Abbiamo parlato coi nostri distributori in Iran, per noi un grande mercato, e ci dicono che loro stessi si stanno confrontando con le associazioni di categoria commerciali iraniane per capire se all’orizzonte si profilano controsanzioni».

Per ora a dare fiducia c’è la posizione europea, in quella che comunque è una «situazione non positiva. Circa un anno fa abbiamo accolto con favore aperture importanti sulla cui base le nostre imprese hanno avviato investimenti commerciali in termini di iniziative di marketing, partecipazione a fiere, rilancio in termini di innovazione di prodotto».

Investimenti che hanno avuto la loro parte nei risultati economici complessivi del consorzio, che ha chiuso il 2017 con un aumento di fatturato del 5% e che ora, per i primi 5 mesi del 2018, segna quasi un +6%, in un distretto di piccole imprese che fattura circa 20 milioni l’anno di cui una parte importante è realizzata dal consorzio.

«Ora – aggiunge – tutto ciò è a rischio. La certezza che abbiamo è che i nostri ordini sono almeno trimestrali, quindi sono appena partiti quelli del prossimo trimestre sono avviati. Comunque vada ci sarà un rallentamento a livello generale a causa del ritorno delle sanzioni Usa. La fermezza della posizione europea nel voler tenere le distanze con la decisione americana ci fa ben sperare».

© RIPRODUZIONE RISERVATA