In vetta al Fitz Roy, dopo quarant’anni

Il Ragno Matteo Della Bordella in cima ha chiamato il suo presidente Fabio Palma: «Ce l’abbiamo fatta». La via aperta da Casimiro Ferrari e Vittorio Meles nel 1976, mai ripetuta, «è una verticale mostruosa di 1400 metri»

In vetta al Fitz Roy, dopo quarant’anni
Il Ragno Matteo Della Bordella durante un momento di riposo prima dell’impresa

«Siamo super-contenti e stanchissimi. Al terzo tentativo ce l’ho fatta, grazie soprattutto a David con cui ho diviso le fatiche e che è stato di grande stimolo nei momenti difficili». Sono le parole di Matteo Della Bordella che rimbombano al telefono dalla Patagonia dove ieri in tarda mattina è tornato a El Chaltén, ultimo avamposto di civiltà prima delle montagne.
Il Ragno della Grignetta è euforico, il 20 gennaio 2016 ha scritto una nuova pagina nella storia del gruppo e dell’alpinismo. Alle ore 18 patagoniche è arrivato in cima al Fitz Roy facendo la prima ripetizione, in stile alpino, della storica Via dei Ragni del 1976 sul versante est: via che nessuno era mai riuscito a ripetere in 40 anni.
Questo capolavoro dell’alpinismo era stato realizzato dai lecchesi Casimiro Ferrari e Vittorio Meles dopo un assedio di sei giorni in parete. Della Bordella dalla vetta del Fitz Roy ha preso il telefono satellitare e ha chiamato il suo presidente Fabio Palma: «Siamo in cima, ce l’abbiamo fatta». Parole che sono riecheggiate nella mente del numero uno dei Maglioni rossi che però ha aspettato 12 ore a dare la notizia prima che i ragazzi fossero tornati sani e salvi a El Chaltén.
«Abbiamo impiegato tre giorni e abbiamo fatto due bivacchi – racconta il Ragno della Grignetta -. Siamo partiti domenica mattina e quel giorno siamo arrivati a circa metà della parete dove abbiamo fatto il primo bivacco, la parete è una verticale mostruosa di 1400 metri. Lunedì ha iniziato a nevicare e abbiamo temuto di dover scendere. Fortunatamente martedì è tornato il sole e abbiamo ripreso a salire, abbiamo fatto un altro scomodissimo bivacco su di un’amaca praticamente e mercoledì l’ultimo pezzo, poi la cima».
Quaranta tiri per fare la via dei Ragni al Fitz Roy, solo quattro di questi sono sotto il settimo grado di difficoltà: «Ora l’ho vista tutta e rimango esterrefatto di quello che il Miro e Meles fecero 40 anni fa. Questa via è una verticale che non ti lascia mai respiro: ora siamo fortunati, usiamo scarpette e friend, a quell’epoca no. Quello che fecero i Ragni di allora è stata una vera impresa».
Euforico anche il presidente del gruppo Fabio Palma: «Matteo ha realizzato qualcosa di eccezionale – racconta -, mi ha telefonato ieri, ma ho aspettato a esultare. C’era la discesa in doppia da affrontare e non era facile. Siamo molto orgogliosi di quello che ha fatto, non era di certo scontato».

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