Il pugile dell’Isis

ha espiato la pena

Sarà rimpatriato

Abderrahim Moutaharrik , 32 anni

era stato condannato a sei anni per terrorismo

Per ora resta in Italia: il Marocco ha chiuso i confini

Il pugile dell’Isis ha espiato la pena Sarà rimpatriato
Abderrahim Moutaharrik, 32 anni, lecchese, conosciuto come “il pugile dell’Isis”

Dopo 2055 giorni di carcere, Abderrahim Moutaharrik , 32 anni, residente a Lecco, conosciuto come “il pugile dell’Isis”, ha finito di espiare la condanna per terrorismo internazionale. Quando il Marocco riaprirà i confini, sarà rimpatriato.

Arrestato il 28 aprile del 2016 dalla Digos di Lecco, in quanto aveva ricevuto l’ordine dall’Isis di compiere un attentato in Vaticano, era stato condannato con rito abbreviato a sei anni di prigione, trascorsi fra il carcere di Sassari e quello di Rossano, in provincia di Cosenza.

Lunedì, 5 anni, 7 mesi e 20 giorni dopo l’arresto (con lui finirono in carcere e poi vennero condannate altre tre persone), ha trascorso il suo ultimo giorno di reclusione. La scarcerazione era prevista per la fine di gennaio, ma grazie a uno sconto di pena è stata anticipata di un mese.

Moutaharrik, che ha terminato di saldare il proprio conto con la giustizia, non è però ritornato libero. Essendogli stata revocata la cittadinanza italiana, oltre alla patria potesta dei due figli di 11 e 9 anni, oggi affidati ai nonni paterni e seguiti dagli assistenti sociali, a suo carico sarà emesso un decreto di espulsione.

L’altroieri, 13 dice è quindi comparso in tribunale a Bari, davanti al giudice di pace, che ne ha disposto il momentaneo trasferimento in un centro per le espulsioni dove rimarrà fino a quando il Marocco, superata l’emergenza Covid, deciderà di riaprire i confini.

Lo stesso destino era toccato due anni fa alla moglie Salma Bencharki , anch’essa condannata per il medesimo reato e i medesimi fatti, ma alla pena di tre anni. La donna si trovata attualmente nel paese nordafricano.

Moutaharrik, combattente di boxe thailandese che si allenava a Lugano e che era solito salire sul ring con la maglia nera e il vessillo dello stato islamico, non potrà uscire dal centro per l’espulsione, ma potrà contattare (lo avrebbe già fatto) la propria famiglia e potrà ricevere visite. Possibile che cerchi di incontrare i figli che non abbraccia oramai da quasi sei anni.

Durante gli anni trascorsi in carcere Moutaharrik, che a Lecco ha ancora due fratelli oltre ai genitori, è stato protagonista anche di qualche disordine costatigli qualche settimana in più di reclusione e il trasferimento in Calabria.

Durante il processo il pugile dell’Isis ha sempre negato di voler compiere attentati: «Volevamo andare in Siria per aiutare i bambini colpiti dalle guerre, non per arruolarci nell’Isis», si era giustificato.

Nella sua abitazione di Lecco, gli investigatori avevano trovato un pugnale simile a quello usato dai combattenti dell’Isis. L’arma era custodita nell’apposita custodia e nascosta all’interno di uno zaino sotto il materasso. Sul suo telefono erano stati trovati filmati di esecuzioni effettuate dai jihadisti e aveva ricevuto un audio in cui gli veniva ordinato dai un Califfo dell’Isis di compiere un attentato in Italia, a Roma, in Vaticano, prima di raggiungere la Siria.

© RIPRODUZIONE RISERVATA