Fusione delle Camere di commercio

Lecco soffia a Como il commissario

Il ministro ha sempre scelto il segretario dell’ente più grande tranne questa volta, scelta la dirigente lecchese dopo formale richiesta a Calenda. Pulsoni: «Valutati più parametri»

Fusione delle Camere di commercio Lecco soffia a Como il commissario
La sala in cui si è svolto il primo incontro Como Lecco

Il presidente comasco, Ambrogio Taborelli, assicura che la circostanza è irrilevante. Ma il dubbio resta: per quale ragione il ministro Carlo Calenda ha scelto il segretario generale lecchese per l’incarico di commissario ad acta, colui cioè che sta gestendo, con pieni poteri, tutta la fase di avvio della procedura il cui esito sarà la composizione del consiglio della Camera di commercio di Como e Lecco?

Quasi sempre, nei casi di accorpamento, è stato privilegiato il dirigente espressione dell’ente più grande.

Soprattutto se, come in questo caso, le due parti hanno pesi oggettivamente diversi: Como ha un numero di imprese doppio rispetto a Lecco (60 contro 30mila) e raccoglie sul territorio risorse molto superiori, 8,6 milioni contro 4,1. «Il ministro sceglie in base a criteri diversi - spiega Rossella Pulsoni, segretario generale a Lecco e dallo scorso 8 agosto commissario ad acta - uno dei criteri è la dimensione degli enti coinvolti, in questo caso potrebbe avere tenuto in considerazione una specifica segnalazione assunta dal consiglio della Camera di Lecco». Sì, proprio una lettera, spedita al ministro ed evidentemente tenuta in considerazione da quest’ultimo in virtù del tempismo e del consenso raccolto. Se fossimo in politica si potrebbe usare l’espressione “blitz”. Qui è un azzardo. Di più, un vero e proprio errore perlomeno a sentire il presidente comasco. «Il ministro ha deciso sulla base di una proposta di Unioncamere - spiega Taborelli - Pulsoni ha un’anzianità di servizio superiore al segretario comasco ed è stata nominata in virtù di questa circostanza». Conseguenze? Concrete, nessuna. «Il commissario - continua Taborelli - ha un ruolo prettamente tecnico, direi quasi notarile, dovrà certificare dei numeri e di sicuro lavorerà in stretta collaborazione con il segretario comasco».

Il primo round a Lecco suona però come un campanello d’allarme alle orecchie dei comaschi. La vicenda si configura forse come un antipasto di quel che verrà servito quando si consumerà la parte più sostanziosa del pranzo? Sulle nomine pesanti (la presidenza, ovviamente, ma anche gli incarichi nelle partecipate), il timore dei comaschi è quello di venire ancora una volta bruciati dai cugini dell’altro ramo. «Messa così la questione mi pare davvero segno di grande provincialismo - ribatte Taborelli - dobbiamo preoccuparci di avere un presidente capace di rappresentare tutto il territorio, l’importanza del luogo di nascita è relativa. Detto questo credo che, soprattutto in una fase di avvio, si terrà conto dell’ente maggiore e di quelle che sono le aspettative soprattutto sul piano emotivo». Come dire che non ci sono garanzie precise ma il vertice del nuovo ente dovrebbe spettare a Como.

Tutta da giocare - e non secondaria - la partita sul segretario. Su quest’ultimo si esprimerà la futura giunta. Potrebbe toccare a Pulsoni ma anche al segretario comasco Giuliano Caramella. Ma non vanno escluse altre soluzioni: quella di Stefano Robiati, attuale vice a Como. «O magari un esterno» così come precisa Taborelli. In primavera, quando sarà concluso l’iter preliminare, l’esito della partita.

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